La salute innanzitutto!

La salute innanzitutto!

Registrazione dell’orario di lavoro: per prevenire stress e burnout

La registrazione dell’orario di lavoro è assolutamente necessaria per impedire gli abusi. Da diversi studi è emerso che le/i dipendenti lavorano di più se non «timbrano il cartellino». Ciò ha conseguenze negative per la salute. L’esperienza insegna che la mancanza di una netta distinzione tra il tempo di lavoro e il tempo libero provoca un aumento dei casi di stress e di burnout.

La responsabilità del datore di lavoro

La Legge sul lavoro prevede il rilevamento dell’orario di lavoro in tutte le imprese. Essa obbliga i datori di lavoro a tutelare la salute dei loro dipendenti. I datori di lavoro devono conservare per cinque anni i dati relativi agli orari di lavoro dei propri dipendenti, per consentire all’ispettorato del lavoro di controllare il rispetto dell’orario di lavoro stabilito.

La registrazione dell’orario di lavoro a protezione della salute

All’orario di lavoro si applicano chiari limiti che non possono essere oltrepassati. Essi dipendono dal ramo professionale e dalla funzione del lavoratore. In linea di principio, la Legge sul lavoro prevede una durata massima del lavoro di 50 ore alla settimana. Per il personale d’ufficio, gli impiegati tecnici, i lavoratori delle aziende industriali e il personale delle grandi aziende di commercio al dettaglio la soglia massima consentita è di 45 ore. I periodi di riposo vanno rispettati e tra due giorni lavorativi devono comportare almeno 11 ore consecutive. Durante l’orario di lavoro sono prescritte pause obbligatorie. Per i giovani valgono inoltre disposizioni particolari.

«Timbrare il cartellino» deve restare la norma

Il sindacato Unia esige che anche in futuro le eccezioni all’obbligo di registrazione dell’orario di lavoro siano applicate in modo molto restrittivo. La registrazione dell’orario di lavoro è una protezione fondamentale per la salute dei lavoratori e non va abolita con un allentamento progressivo delle disposizioni.