Il coraggio delle donne

Le delegate e i delegati del terziario in assemblea a Berna appoggiano pienamente lo sciopero del 14 giugno

Il 28 gennaio a Berna si è tenuta l’assemblea delle delegate e dei delegati del settore Terziario del sindacato Unia. L’Ad ha espresso insoddisfazione per la blanda revisione della Legge sulla parità salariale e sostiene lo sciopero delle donne del 14 giugno 2019.

Una giusta retribuzione, condizioni di lavoro sicure e stabili per tutte e tutti, pari opportunità, riconoscimento maggiore dell’importanza dei lavori legati alla cura e all’educazione e tolleranza zero contro sessismo e molestie sui luoghi di lavoro. Sono queste le richieste principali dell’Ad che, inoltre, ha conferito il Prix Engagement, nato nel 2018, ad alcune donne impiegate nel terziario e distintesi per il coraggio nel denunciare ingiustizie e condizioni di lavoro deplorevoli: l’addetta alle pulizie Alexandra Lino, due donne che si sono ribellate contro la discriminazione salariale e il nutrito gruppo di badanti ticinesi impegnate da anni nel sindacato.  

Più rispetto

Nel luglio del 2018, Alexandra contatta il quotidiano Blick per denunciare le condizioni in cui si trova ad operare come addetta alle pulizie nell’hotel di lusso Marriott. A fronte di un salario non certo in linea con il costo della vita proibitivo di Zurigo, Alexandra è costretta a lavorare a ritmi infernali e a pulire le diverse stanze secondo pratiche piuttosto discutibili in termini di igiene. Il coraggio di Alexandra ha contribuito a fare luce sulla situazione delle addette alle pulizie negli hotel svizzeri. Queste, infatti, sono ormai da anni impiegate soprattutto in piccole imprese costrette a spremere il personale per far fronte alle politiche di risparmio degli hotel, spesso anche di lusso. Alexandra, insieme ad altre due colleghe, ha fatto capire chiaramente che le donne meritano più rispetto.

Più salario

Ida e Irena, così le chiameremo, hanno invece intentato una causa, nel 2012 e nel 2015, contro Grieder, grande catena di negozi di lusso, colpevole di discriminazione salariale nei confronti delle due lavoratrici: una perizia indipendente ha fatto emergere che il salario dei loro colleghi, a parità di lavoro, è superiore di un quarto e in certi casi di un terzo. Una delle due donne ha dichiarato al collega di Work Christian Egg: «ho notato che i miei colleghi guadagnavano intorno ai 5000 Chf, mentre io ne guadagnavo soltanto 4000». Questo fatto è addirittura aggravato dalla maggiore qualifica della donna rispetto ai colleghi. Con questa causa Ida e Irena hanno richiesto che il salario delle donne sia lo stesso di quello degli uomini.   

Più tempo

Sono tante, sono combattive e responsabili nello stesso tempo, hanno un’intelligenza dei processi fuori dal comune e sono impegnate fortemente all’interno di Unia da qualche anno a questa parte. A coordinare il collettivo è Emanuela Fraquelli, segretaria sindacale Unia, che è molto fiera del suo gruppo e del premio vinto. E lei a ricordarlo: «insieme ci  battiamo per migliorare le condizioni di lavoro, per un Ccl, ma abbiamo creato un gruppo che va al di là della sola attività sindacale». Una rete composta da 300 iscritte (su 600 impiegate a livello cantonale) e un gruppo di una sessantina di militanti che si ritrova regolarmente, anche per attività di tipo ludico e, in linea con i tempi, comunica tramite whatsup. Queste donne, spesso costrette a lavorare 24 ore su 24, chiedono soprattutto più tempo per le loro vite.  

Soddisfazione  

La soddisfazione all’interno del gruppo è forte. Le tre donne che abbiamo intervistato hanno tutte l’impressione di essere definitivamente uscite dall’invisibilità. Si esprime così Carmen Chiric: «questo premio ci dice che ora quantomeno siamo ascoltate». Anche Kristina Gheorghita è davvero orgogliosa del riconoscimento: «abbiamo portato avanti grandi battaglie. Vogliamo un contratto collettivo. L’altra grande questione è quella del vitto e dell’alloggio che sono troppo spesso sottratti dal salario». Silvia Dragoi è consapevole dell’importanza di far conoscere le difficoltà del mestiere all’opinione pubblica: «spesso i datori di lavoro o le famiglie non conoscono le difficoltà del nostro lavoro e questo fa nascere incomprensioni». La donna è consapevole che, nonostante i passi in avanti, «c’è ancora tanto da fare». Tutto il gruppo intende prendere parte allo sciopero del 14 giugno