Adesso dobbiamo invertire la rotta

Foto di gruppo di alcuni delegati con il responsabile dell’industria Corrado Pardini (a destra nella foto)

La forza del sindacato Unia è nei suoi membri. Come reclutarli? È stato que sto il tema al centro dei battiti della assemblea straordinaria dei delegati del settore industria di Unia, tenutasi venerdì scorso a Berna. I numerosi partecipanti sono ripartiti con tante nuove idee, ma anche con la consa pevolezza che solo un lavoro costante permette di raccogliere frutti.

Il settore industriale svizzero è strettamente legato ai mercati esteri e risente prima di tutti gli altri gli effetti della crisi, come quella che colpisce ora molti Paesi europei. Nelle ultime settimane sono così riapparsi preoccupati segnali. C’è chi ha annunciato il ricorso al lavoro ridotto e chi in vece a misure ancora più radicali come la cessazione delle attività o la sua delocalizzazione.

L’importanza dell’industria

Cartier a VillarssurGlâne (FR) ha per esempio deciso l’introdu zione dal primo di novembre del lavoro parziale per 230 dipen denti. Invece a Schwanden (GL), la fabbrica di elettrodomestici Electrolux (occupa 120 persone) ha reso noto che chiuderà i bat tenti entro la fine dell’anno pros simo. Anche la Harlan a Itingen (BL) chiuderà nei prossimi mesi e circa 200 persone perderanno così il lavoro.

Le statistiche confermano che gli effettivi dell’industria sono da anni in continuo calo. Se nel 2008, si contavano oltre 483 000 occupati nel 2012 si è scesi a 461 000. Questa erosione si fa sentire anche nelle adesioni fatte negli ultimi anni dal sindacato Unia tra i lavoratori dell’indu stria.

Gli effetti per Unia

Il bilancio comunque è molto dif ferenziato. «Alcune regioni sono da tempo in calo, ma varie altre hanno saputo addirittura raffor zarsi», rileva Matteo Pronzini che ha presentato ai delegati uno stu dio sul reclutamento nel settore industria (metalmeccanica, chi mica, orologeria e ramo alimen tare) dal 2008 ad oggi.

Oltre alla crisi ci sono anche altre ragioni che hanno portato a que sta situazione. «È più difficile re clutare giovani», perché non sono disposti a spendere soldi per le quote di adesione,
ha puntualizzato un de
legato. «Nelle fabbriche
un tempo c’erano più sindacati e quindi c’era più competizione tra le organizzazioni», ciò che incentivava a investire più forze ed energie nel reclutamento, ha aggiunto un altro partecipante. «La regione deve mettere a dispo sizione più personale per il nostro settore», ha sottolineato un altro delegato lamentando una carenza in questo fronte.

La ricetta del successo

I delegati però erano anche cu riosi di sapere qual è la ricetta del successo registrato da alcune regioni. «Se vogliamo convincere i colleghi a iscriversi al sindacato, allora dobbiamo prima di tutto sapere perché noi abbiamo ade rito», ha affermato un rappresen tante di una fabbrica del settore chimico. Lui è profondamente consapevole di quanto sia giu sto essere membro del sindacato perché, come ha detto, «insieme siamo più forti», ma anche perché è grazie all’impe gno di Unia se le pause sono adesso pagate e se il contratto viene regolarmente mi gliorato. «È su questo che insisto ogni volta che contatto un nuovo collega», ha affermato.

L’unione fa la forza

«Convincere è un lavoro duro», ha ammesso un membro sciaffu sano. Prima di tutto perché sono tante le ragioni che possono spin gere qualcuno ad aderire a Unia. «C’è chi lo fa perché è interessato al sindacato o al CCL (Contratto collettivo di lavoro). Altri hanno motivi personali o ragioni politi che», ha aggiunto. La chiave del suo successo risiede nel mante nere i contatti sempre vivi nel tempo e a non scoraggiarsi da vanti ad un rifiuto.

Alcuni delegati hanno insistito sull’importanza dell’elemento fi ducia e invitato a creare gruppi di lavoro per parlare dei problemi comuni e cercare soluzioni, cre ando così una dinamica.

«Più siamo e più riusciamo a far sentire la nostra voce e quindi ad essere ascoltati», ha aggiunto un ticinese, spiegando il suo per corso cominciato con un piccolo gruppo che ha saputo fissare delle chiare rivendicazioni e si è via via ingrossato col passare del tempo. «Se dimostriamo che facciamo qualcosa la gente poi arriva», ha aggiunto, rilevando che per lui è stato molto importante anche frequentare la scuola operaia del sindacato.

Cosa si deve fare

Christian Gusset, del settore in dustria di Unia, ha quindi invi tato i delegati a definire in una risoluzione le cose prioritaria mente da fare per migliorare la presenza del sindacato nelle fab briche. La direzione del settore è stata incaricata in particolare di far in modo che in tutte le regioni di Unia aumenti il numero dei segretari che si occupano dell’in dustria. Ogni anno devono poi essere realizzate specifiche cam pagne per il reclutamento di nuovi affiliati. «Dobbiamo pun tare su specifiche fabbriche», è stato aggiunto. Annualmente si dovranno anche definire chiari obiettivi, hanno concluso i par tecipanti usciti dall’incontro più motivati che mai.