Pulizie e uberizzazione

Affermatasi ormai come leader indiscusso del ramo delle pulizie nelle case dei privati, il gruppo vodese Batmaid è balzato agli onori delle cronache per le condizioni di lavoro del suo personale.

Grazie a una campagna pubblicitaria molto efficace e a un sito web accattivante e facile da usare, Batmaid è diventata una realtà di primo piano nel ramo delle pulizie romando e svizzero tedesco. In poco tempo, l’azienda nata a Losanna, con sedi a Zurigo e Lussemburgo, ha raggiunto numeri impressionanti: 60 dipendenti in amministrazione, 1700 addetti alle pulizie, i cosiddetti Batmaids, e 30000 clienti. La promessa di Batmaid, sbandierata durante le diverse campagne pubblicitarie, non è stata però mantenuta: sfruttare le possibilità del digitale senza però venire meno alle responsabilità sociali di un’impresa.

L’inchiesta

Batmaid fondamentalmente fa da mediatrice tra addetti alle pulizie e privati, occupandosi della parte amministrativa relativa all’assunzione. Un punto utilizzato dall’azienda per porsi agli occhi dei clienti come realtà attenta ai diritti del lavoro. Peccato però che per i lavoratori di Batmaid, assunti a nome del privato, non siano previsti un’assicurazione contro la perdita di guadagno in caso di malattia, contributi per il secondo pilatro, né diarie per tragitti lunghi.

Una recente inchiesta della televisione romanda Rts ha fatto inoltre emergere alcuni abusi da parte della piattaforma: i lavoratori e le lavoratrici interpellati hanno denunciato i ritmi di lavoro infernali, le giornate di lavoro infinite e pianificazioni delle prestazioni completamente irrazionali.

Le reazioni

Il sindacato Unia, che segue da tempo la vicenda ed è vicino a molti dipendenti dell’azienda, vuole dare battaglia per fermare la parziale uberizzazione nel ramo delle pulizie. Secondo Carlo Carrieri, segretario sindacale Unia, «Batmaid deve rispettare il Ccl romando del ramo delle pulizie oppure quello del Prestito di personale, l’importante è che non venga meno alle responsabilità sociali a nome del profitto». Nel frattempo, altre piattaforme simili sono sorte nella Svizzera francese e in quella tedesca ma anche in questi casi, afferma Carrieri, «il sindacato vigilerà e si batterà per far rispettare a pieno il diritto del lavoro».