1918 – 2018: centenario dello sciopero generale

L’esercito sorveglia gli scioperanti sulla Paradeplatz di Zurigo

Tra il 12 e il 14 novembre 1918, 250'000 lavoratrici e lavoratori in Svizzera incrociarono le braccia. Quest’anno si celebra il centenario dello sciopero generale. Una serie di eventi organizzati lungo tutto l’arco dell’anno ricorderà il conflitto sociale più importante della Svizzera moderna.

Nel novembre 1918, esasperati dall’inflazione dei generi alimentari e dalle provocazioni dell’esercito, 250'000 lavoratori e lavoratori raccolsero l’appello del Comitato di Olten e incrociarono le braccia. Lo sciopero si propagò a tutto il Paese e grazie alla mobilitazione dei ferrovieri raggiunse anche le località più remote.

Raduno a Winterthur, 31 agosto 1918 (Otto Pfister, Sozialarchiv Zurigo)
Scioperanti sul Thiersteinerallee a Basilea (Archivio della città di Basilea)

Le rivendicazioni che faranno la storia

Gli scioperanti formularono nove rivendicazioni, tra cui il suffragio femminile, l’introduzione di un’assicurazione vecchiaia e invalidità e la settimana lavorativa di 48 ore. Minacciato dal Consiglio federale e per timore che la situazione degenerasse in una guerra civile, il Comitato di Olten decise di porre fine allo sciopero il 14 novembre. Seguì una forte repressione e l’esercito uccise tre scioperanti a Grenchen. Prima lo sciopero fu considerato un fallimento. Ma il tempo darà ragione agli scioperanti: La maggior parte delle rivendicazioni verrà realizzata.

Unia e lo sciopero generale

FOMO, FSLL e FCTA - stessa lotta! I Le lavoratrici e i lavoratori sindacalizzati nei rami professionali confluiti in Unia hanno attivamente partecipato allo sciopero generale. Lo storico Adrian Zimmermann rievoca gli avvenimenti del novembre 1918.

Lo sforzo principale del movimento di sciopero nazionale è opera dei sindacati fondatori di Unia e dei ferrovieri. «I metallurgici e gli orologiai hanno fornito la forza principale degli scioperanti.»

I ferrovieri svolsero un ruolo importante nello sciopero generale. Qui, i leader dello sciopero che sono stati arrestati. (Archivio della città di Olten)
Blocco dei binari a Grenchen Sud (Archivio della città di Grenchen)


«Nella maggior parte delle località e certamente in tutti i centri industriali importanti, i nostri comitati locali e i nostri segretariati hanno diretto effettivamente lo sciopero”, si legge nel rapporto annuale del 1918 della Federazione Operai metallurgici e orologiai (FOMO), che allora era, e di gran lunga, il sindacato più forte e più professionale.

Comitato di sciopero di Altdorf, nelCantone di Uri (FLMO, Sozialarchiv Zurigo)

I lavoratori del legno vogliono rovesciare il capitalismo

Tra le principali forze del movimento di sciopero vi era anche la Federazione svizzera dei lavoratori del legno (FSLL). Era un sindacato più piccolo, ma molto potente. I sui dirigenti si consideravano come l’avanguardia radicale del movimento dei lavoratori.

«Il proletariato si avvicina a passi da gigante al suo obiettivo: rovesciare tutta la società capitalista», scrivevano i lavoratori del legno – in modo un po’ ottimista come si sarebbe visto ben presto – nel loro rapporto 1918/1919. I sindacati del legno, del metallo e del tessile sono stati i primi ad ottenere a livello contrattuale la principale rivendicazione dello sciopero nazionale: la settimana di 48 ore. E questo prima ancora che la questione fosse regolata legalmente.

Riunione pacifica di operai e soldati a Grenchen - blocco delle voci ferroviarie, 13 novembre 1918 (Archivio della città di Grenchen)

Forte partecipazione del settore dei servizi

I lavoratori dell’edilizia, che all’epoca erano ripartiti in quattro associazioni, erano meno fortemente sindacalizzati, ma per loro la partecipazione allo sciopero nazionale era scontata. La crescita sindacale manifestatasi in quegli anni aveva riguardato anche le donne e persino le impiegate del settore dei servizi, due gruppi fino a quel momento difficili da avvicinare per i sindacati.

Sciopero eroico

La Federazione dei lavoratori del commercio, dei trasporti e dell'alimentazione (FCTA), che in quegli anni ha organizzato ripetuti movimenti di sciopero non solo nei rami chiave dell’industria alimentare, delle bevande e del tabacco, ma anche nella ristorazione e nel commercio al dettaglio, nel suo rapporto annuale sullo sciopero nazionale rileva «che per così dire tutti i membri hanno preso parte a questa azione eroica.»

Donne in prima linea

Il 25 novembre 1918 il giornale dei lavoratori tessili scriveva che la mano d’opera dell’industria tessile, in maggioranza femminile, era «in prima linea». «Rivolgiamo un ringraziamento alle decine di migliaia di coraggiose combattenti. Il vostro magnifico esempio ci infonde - a noi uomini - una nuova forza e ci dà più coraggio! Nessuno di noi deve mai mostrarsi sprezzante nei vostri confronti, né pensare che siate compagne d’armi inferiori».

Partecipazione regionale non omogenea

Nelle città e nelle regioni industriali della Svizzera tedesca, praticamente tutti hanno aderito allo sciopero. Invece, nella Svizzera romanda la partecipazione è stata così forte solo nel Giura bernese e neocastellano e a Ginevra. Con il Ticino vi sono stati problemi di comunicazione. Comunque, la maggior parte dei ferrovieri, come pure i lavoratori dell’acciaieria Monteforno a Bodio e i tagliapietre della Leventina hanno incrociato le braccia.

Testo: Adrian Zimmermann, storico, Delémont