«Prendiamo in mano il nostro destino»

Un incontro per unire le forze

I migranti di Unia vogliono uguali diritti per tutti e organizzano il 7 febbraio un congresso della migrazione a Berna.

È il momento giusto per organizzare un congresso. Ne sono convinti i migranti di Unia, che in collaborazione con le Colonie libere italiane e i Second@s plus hanno indetto per il 7 febbraio prossimo a Berna il Primo congresso dei migranti. Vogliono far sentire meglio la loro voce e creare una mobilitazione più forte.

Adesso che l’incubo dell’iniziativa Ecopop è svanito non è il momento di abbassare la guardia «perché i problemi non vanno mai sottovalutati», afferma Giovanni Giarrana, un militante convinto di Unia. È sempre alla ricerca di nuove idee per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importante ruolo svolto dai migranti in questo Paese.

Da tempo balenava nella sua mente l’idea di organizzare uno sciopero delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri, sulla falsariga di quello organizzato nel 1991 dalle donne: aveva permesso di rendere la società più consapevole del loro ruolo economico.

L’incubo dei contingenti

Poi è arrivata la doccia fredda del nove febbraio scorso, quando alle urne è passata l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. La destra è quindi ritornata alla carica con l’idea di reintrodurre i contingenti e lo statuto dello stagionale.

Un colpo duro anche per i migranti di Unia che, consapevoli della loro forza e responsabilità, hanno deciso di reagire. «Dopo quel voto abbiamo capito che non potevamo stare solo a guardare », afferma Aurora García, la sindacalista di Unia con origini spagnole che si occupa della migrazione. È nata così l’idea di una esposizione itinerante per ricordare con immagini e con la riproduzione di una baracca le ingiuste condizioni di vita sopportate per anni dagli stagionali e dai loro familiari, compresi i bambini costretti a vivere in clandestinità.

Costruire una forza

L’idea dello sciopero è così passata in secondo piano. «Siamo tutti unanimi nel ritenere che dobbiamo costruire una mobilitazione, ma noi di Unia, un sindacato che raggruppa persone di oltre 150 Paesi, abbiamo deciso alla fine di puntare su un congresso della migrazione, come avevano fatto negli anni ’70 gli italiani in Svizzera», aggiunge. Vogliono farlo in collaborazione con altre organizzazioni. All’idea si sono rapidamente associati le Colonie libere italiane e i Second@s Plus, organizzazione creata dai figli dei migranti.

«Per noi questo è il momento giusto per agire. Dobbiamo sfruttare il senso di delusione sviluppatosi dopo il 9 febbraio e pendere in mano il nostro destino. Rapidamente la data è stata fissata per il 7 di febbraio, un anno quindi dopo la votazione dell’iniziativa dell’UDC», aggiunge, sottolineando la necessità, adesso che si ridiscute di contingenti e di accordi con l’UE, di creare anche tra i migranti una controforza in grado di far pressione sulle autorità federali ed europee.

Un denominatore comune

I migranti in Svizzera, spiega García, sono divisi e per questo finora manca una coscienza di gruppo e senza non si può andare avanti. Attualmente le persone senza passaporto rosso crociato sono la categoria lavorativa più vulnerabile. La destra populista la sfrutta per muovere i primi attacchi ai diritti sociali, afferma facendo l’esempio della revisione dell’assicurazione invalidità. Col tempo si rischia di dover fare i conti con uno stato meno democratico, aggiunge preoccupata.

In questi giorni a Unia si lavora febbrilmente per questo incontro, al quale dovrebbero partecipare circa 100 persone in rappresentanza delle organizzazioni promotrici, ma anche di tanti altri gruppi e associazioni di varie lingue e culture.

La cittadinanza non basta

Al congresso si cercherà di trovare un denominatore comune su cui basare la collaborazione futura, ma anche di cambiare la percezione che l’opinione pubblica ha della migrazione soprattutto in tempi di crisi e insicurezze sociali come quelli attuali.

A Berna quindi il tema «Uguali diritti e stabilità di soggiorno per tutti», senza quindi distinzioni in base allo stato di provenienza, sarà al centro dell’incontro. I migranti – aggiunge García – vogliono la garanzia della stabilità dei permessi di soggiorno e sono stufi di essere strumentalizzati dai populisti. Per rafforzare la loro posizione i partecipanti stileranno un manifesto e svilupperanno un piano d’azione che aiuti a mobilitare e a promuovere l’uguaglianza dei diritti. Perché – conclude la sindacalista – l’acquisizione della cittadinanza non è la panacea ai problemi. Lo si vede con i giovani della seconda o terza generazione che spesso sono discriminati solo a causa del loro cognome.