LGBTIQ: stessi diritti, rispetto e protezione

In Svizzera, lesbiche, gay, bisessuali, transgender, intersessuali e queer (LGBTIQ) sono esposti a omofobia e transfobia. Rispetto agli eterosessuali, oltre a subire la stigmatizzazione sociale, sono penalizzati da un punto di vista legale. Unia si impegna per i loro diritti e la loro protezione.

Le persone sono persone – e le persone amano le persone. Questo sarebbe un atteggiamento auspicabile da parte della società nei confronti di tutte le forme di sessualità. I confini tra i sessi sono fluidi. C’è chi non si sente (soltanto) donna o uomo. Ci sono famiglie di coppie dello stesso sesso. Alcune vorrebbero sposarsi, altre no. Ogni persona ha il diritto di vivere secondo il modello che gli piace di più.

Unia è membro di «trans welcome», il portale per transgender sul posto di lavoro e sostiene la campagna «Combatti l’odio» sul tema in votazione il 9 febbraio 2020.

Omofobia e transfobia sono molto diffuse

È un fatto riconosciuto che le persone omosessuali, bisessuali e transgender sono spesso esposte a odio e discriminazione. Vengono insultate sui social media e nella vita di tutti giorni ed emarginate dalla società. In tutto il mondo, e purtroppo anche in Svizzera, ci sono persone che subiscono omofobia e transfobia.

È particolarmente scioccante che il rischio di suicidio tra giovani gay e lesbiche è circa tre volte superiore (tra i transgender persino sei volte) a quello dei giovani eterosessuali (in tedesco). È il risultato al quale giunge un rapporto su 35 studi realizzati in dieci paesi.

Cosa significa LGBT e LGBTIQ?

LGBT viene dall’inglese ed è una abbreviazione per Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. LGBTIQ comprende anche le persone intersessuali e queer. L’acronimo unisce varie categorie di orientamento sessuale e identità di genere. Dietro a queste lettere ci sono però degli individui, che hanno una loro storia personale.

In Svizzera, le persone LGBTIQ hanno bisogno di una parità giuridica incondizionata e di protezione a tutti i livelli: nel mondo del lavoro e nella vita privata. Noi di Unia ci adoperiamo in questo senso.

Parità nei contratti collettivi di lavoro

  • Le collaboratrici e i collaboratori non devono essere discriminati o penalizzati sulla base del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere. Ciò vale in particolare per le questioni relative all’assunzione, alla retribuzione, alla promozione e al licenziamento.
  • Le imprese si impegnano a fari sì che i loro dipendenti si rispettino e si accettino.
  • È importante proteggere la personalità dei collaboratori e delle collaboratrici. Sul posto di lavoro non sono ammesse molestie sessuali, sessiste o di altro tipo. Le imprese adottano le misure adeguate e le fissano in un regolamento.

Persone LGBTIQ: parità e protezione anche materiale

  • Le persone che vivono in una unione domestica registrata devono avere gli stessi diritti delle coppie eterosessuali per tutte le rivendicazioni contrattuali. Ciò vale in particolare per i congedi pagati in caso di malattia o decesso, assenze per motivi familiari, prestazioni in caso di infortunio/malattia professionale e il versamento del salario in caso di decesso.  
  • Unioni domestiche registrate di persone LGBTIQ devono essere equiparate alle coppie eterosessuali che vivono in concubinato. Ciò vale in particolare per gli assegni sociali e le prestazioni della cassa pensione (i sindacati vigilano affinché ciò sia ancorato nei regolamenti delle CP) come pure per il congedo parentale. Noi sosteniamo un congedo parentale di 38 settimane (modello della Commissione federale per le questioni femminili).
  • Attualmente le persone transgender sono particolarmente colpite dalla discriminazione, sia moralmente che da un punto di vista materiale, sul posto di lavoro. Per questo hanno bisogno di una specifica protezione. In particolare ci vuole una maggior protezione contro il licenziamento dopo un coming-out e un congedo in caso di transizione.
  • Nell’ambito di casse malate aziendali o disposizioni per indennità giornaliera aziendali non ci devono essere restrizioni discriminatorie, come riserve per sieropositivi o per interventi chirurgici per riassegnazione di genere per transgender e intersessuali.