Lavorare giorno e notte? No, grazie!

È inaccettabile: è il commento unanime della Conferenza professionale del commercio al dettaglio di Unia al progetto di legge federale sugli orari di apertura dei negozi.

Questa normativa era stata posta in con sultazione dopo l’approvazione da parte del Parlamento della mozione del con sigliere agli stati ticinese Filippo Lom bardi. Il testo di legge è atteso per la fine dell’anno. È già chiaro comunque che nonostante l’opposizione di cantoni e sindacati, tra i quali Unia, la normativa prevederà la possibilità per i commercianti di la sciare aperti i negozi tra le 6 e le 20 dal lunedì al venerdì e tra le 6 alle 19 il sa bato. La situazione peggiorerebbe in due terzi dei cantoni, hanno rilevato i circa 60 delegati/e confluiti/e a Berna il 14 ottobre scorso. «Lavorare giorno e notte? No, grazie!» hanno risposto unanimi. Il governo – hanno affermato – non può ignorare gli effetti che il cambiamento avrebbe sul personale.

Proteggere meglio i lavoratori

Le delegate e i delegati concordano quindi sul fatto che un simile progetto di libera lizzazione è impensabile senza l’adozione di misure d’accompagnamento in grado di proteggere e migliorare le condizioni di la voro. Hanno in particolare rivendicato un Contratto collettivo di lavoro (CCL) na zionale di obbligatorietà generale, quindi valido per tutta la Svizzera. Il Consiglio federale dovrebbe integrare questo CCL nella legge, così da garantirne la salvaguar dia nel tempo, hanno aggiunto. Se però si continua come finora, la Conferenza del commercio al dettaglio di Unia respingerà la legge e chiederà al sindacato di intervenire per far in modo che la riforma non passi in Parlamento o davanti al popolo. Durante l’incontro, la ticinese Emanuela Fraquelli è stata eletta all’unanimità presidente del ramo di Unia.