«Giù le mani dalle pensioni»

Sui cantieri si firma la petizione per migliorare il CNM e difendere il pensionamento a 60 anni e si vota sullo sciopero.

Unia lo dice da tempo: non c’è più tempo da perdere. Bisogna trovare una soluzione per permettere a tutti i lavoratori edili di continuare ad andare in pensione a 60 anni senza tagli delle rendite. La Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) punta invece ad una riduzione delle prestazione. I lavoratori si preparano a dare battaglia.

L’esempio ha fatto scuola

Il pensionamento anticipato (PEAN) è stata una delle grandi conquiste dei lavoratori dell’edilizia principale. Per ottenerlo il 2 novembre del 2002 gli edili hanno persino bloccato il traffico della galleria autostradale al Baregg (AG). Erano disposti a tanto perché sapevano quanto sia pesante e logorante il lavoro sui cantieri della Svizzera e quindi quanto meritato sia il prepensionamento. Dal 2003 ad oggi sono quasi 15’000 gli edili che ne hanno beneficiato. L’esempio ha poi fatto scuola e permesso di fare passi in avanti anche in vari settori dell’artigianato.

Le riserve si riducono

Da oltre due anni è chiaro che tra un po’ di tempo e solo per un periodo transitorio i fondi non basteranno per soddisfare tutti i bisogni. Infatti, il tasso di copertura del FAR, il fondo che gestisce il PEAN degli edili, si riduce sempre più. Se nel 2013 era del 118,6 %, l’anno dopo è sceso al 113,1 % e a giugno era del 105 %. «E così scenderà sotto la soglia del 100 % al più tardi nel 2016», rileva Nico Lutz, responsabile a Unia del settore edile.

I prossimi dieci anni

«Chi continua ad affermare che non è necessario trovare una soluzione entro la fine dell’anno per garantire il pensionamento a 60 anni diffonde consapevolmente informazioni false o agisce in modo irresponsabile», affermano i sindacati Unia e Syna in una nota inviata agli impresari costruttori. Questi ultimi alla fine del mese terranno a Bienne (BE) la loro Assemblea dei delegati. Ad aumentare è il numero dei beneficiari. La generazione del cosiddetto baby boom sta lentamente andando in pensione. Inoltre la Svizzera durante gli anni ’80 ha reclutato molta mano d’opera giovane. Nei prossimi dieci anni molti edili dovranno andare in pensione. Dopo il numero dei pensionati dovrebbe scendere rapidamente.

Aumentare i contributi

Questa situazione è nota da tempo. «Già nel 2013 gli esperti della cassa pensione avevano suonato il campanello d’allarme e fatto delle proposte per risolverla», aggiunge il sindacalista di Unia. Seguendo i loro consigli, i rappresentanti dei lavoratori propongono di aumentare, ma solo temporaneamente, i contributi a carico dei datori di lavoro e dei lavoratori tra l’1,5 % e il 2 %. Ciò permetterebbe di salvaguardare l’importo delle rendite e il pensionamento da 60 anni.

3% del salario

Per i sindacati l’aumento dei contributi è «sopportabile visto che da quando vi è il prepensionamento i casi di invalidità sono diminuiti e con loro i costi per le assicurazioni sociali a carico dei datori di lavoro», rileva Lutz. Il risparmio viene stimato a circa il 3% del salario.

1000 franchi in meno

Dal canto loro i rappresentanti degli impresari costruttori hanno chiesto ad esperti proposte per ridurre le prestazioni. Le strade sono due: aumentare l’età di pensionamento a 61 o 62 anni o tagliare la rendita del 18 %. «Per anni i lavoratori edili più anziani hanno versato i contributi. Adesso non possono essere puniti per il solo fatto di appartenere alla generazione del baby boom», aggiunge Lutz. Infatti, questo taglio della rendita significa trovarsi alla fine del mese con meno soldi: la riduzione è di 600 franchi per chi è in categoria C e addirittura 1000 franchi per i capi muratori.

Unia e Syna raccolgono le firme per una petizione

La posta in gioco è quindi molto alta. In questi giorni Unia sta interpellando i lavoratori. Anche perché finora con pretesti vari non sono ancora iniziate le trattative per il rinnovo del Contratto nazionale mantello che scade alla fine dell’anno. Si va quindi verso un vuoto contrattuale. Alcuni giorni fa poi la SSIC ha detto di no anche alle trattative salariali, che invece sono previste annualmente per contratto.
Adesso i lavoratori sono invitati in una votazione a dire con che mezzi sono disposti a difendere il loro CNM. Il sindacati Unia e Syna raccolgono anche le firme per una petizione: gli edili chiedono al padronato di trattare subito un CNM che preveda miglioramenti contro le intemperie e il dumping salariale, ma anche la garanzia di andare in pensione a 60 anni. La semplice proroga del contratto non risolve questi problemi!