Orari di apertura dei negozi

Stress, pressione e orari di lavoro flessibili, così si riassumono le difficili condizioni di lavoro del personale di vendita. Nel 2016, il Parlamento ha respinto un progetto di legge nazionale sugli orari di apertura dei negozi. A livello cantonale nel settore della vendita bisogna però continuare a lottare contro giornate di lavoro troppo lunghe.

Unia ha combattuto sin dall’inizio la legge nazionale sugli orari di apertura dei negozi. Il 6 giugno 2016 anche il Parlamento ha affossato definitivamente questo progetto di legge. La proposta avrebbe peggiorato considerevolmente le condizioni di lavoro del personale di vendita e imposto ai cantoni orari di apertura dei negozi dalle 6 alle 20 nei giorni lavorativi e dalle 6 alle 18 il sabato.

Lavorare ogni giorno sino alle ore 20:00? Il personale di vendita dice di no!

Alla destra borghese sembra non interessare cosa significa per il personale l’estensione degli orari di apertura. A noi sì! Nella prima metà del 2015 Unia ha realizzato un’ampia inchiesta tra i dipendenti del commercio al dettaglio. Il risultato è inequivocabile: le venditrici e i venditori non vogliono orari di apertura più lunghi.

Le mobilitazioni hanno successo

Nel marzo 2021 il Parlamento nazionale ha bocciato l’idea di portare a 12 il numero delle domeniche lavorative.

A livello cantonale il personale di vendita, affiancato da Unia, ha ottenuto più volte dei successi: per esempio, il 7 marzo, i votanti del Canton Berna hanno respinto con il 53,9% dei suffragi la proposta di portare da 2 a 4 il numero delle domeniche lavorative e quelli del Canton Zugo hanno bocciato a forte maggioranza (65,24%) la proposta di prolungare di un’ora l’orario di apertura dei negozi (dalle 19 alle 20 durante la settimana e dalle 17 alle 18 il sabato).

Agire per il futuro

Nonostante le vittorie, il personale di vendita non è al riparo da ulteriori estensioni degli orari di lavoro. In questo settore le lunghe giornate lavorative e i bassi salari rimangono purtroppo una realtà molto diffusa. Unia lotta insieme alle sue affiliate e ai suoi affiliati nel settore della vendita per migliori condizioni di lavoro.

Le più colpite sono le donne

Orari di apertura sempre più lunghi sono comuni nei rami economici dove i salari sono bassi.  Circa il 20% dei working poor sono attivi nella vendita. Qui, le persone che guadagnano meno di 4000 franchi al mese sono 50’000, di cui 40’000 sono donne. Se gli orari di apertura dei negozi vengono allungati, molte persone - soprattutto se sono da sole a occuparsi dei figli - si ritrovano in situazioni difficili.

Non facciamoci ingannare!

Tutti gli studi condotti dimostrano che un prolungamento degli orari di apertura non ha l’effetto sperato:

  • non vengono creati nuovi posti di lavoro. Ad avvantaggiarsi sono piuttosto i grandi punti di vendita a scapito dei piccoli negozi.
  • Non riduce il turismo degli acquisti all’estero perché il motivo di questo turismo non sono gli orari di apertura, ma il franco forte.

Regolamentare e non deregolamentare

Ogni prolungamento degli orari d’apertura dei negozi porta ad un aumento o a una flessibilizzazione degli orari di lavoro del personale. Per questo Unia è assolutamente contraria e rivendica per il commercio al dettaglio un contratto collettivo di lavoro (CCL) di obbligatorietà generale.  Solo un CCL valido per tutti può garantire salari migliori e orari decenti al personale di vendita.

Serve la protezione di un CCL

Per garantire la protezione da giornate lavorative troppo lunghe e assicurare migliori condizioni di lavoro, Unia rivendica un contratto collettivo di lavoro (CCL) per il commercio al dettaglio. Un CCL settoriale permette di migliorare i salari e di avere orari di lavoro accettabili. Per conquistare un CCL ci vogliono affiliate e affiliati attivi nel commercio al dettaglio. Con la tua adesione puoi rafforzare la posizione di Unia al tavolo dei negoziati. Iscriviti ora!