Coronavirus: quali sono i miei diritti?

A causa della situazione attuale e della diffusione del nuovo coronavirus, anche nel mondo del lavoro sorgono questioni legali: cosa succede se mio figlio è malato? Il datore di lavoro è autorizzato a effettuare una quarantena? Continuo a ricevere l’intero salario? Qui troverete le domande e le risposte più importanti.

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Nessun salario? Incarichi insufficienti?

Informa il tuo datore di lavoro sui tuoi diritti! Unia ti mette a disposizione dei modelli di lettera da scaricare e adeguare.

Modelli di lettera

Chi è a rischio? Cosa fare in caso di sospetto contagio?

  • Appartengo a una categoria a rischio?

    Sì, se hai 65 anni o più. Appartieni a una categoria a rischio anche se soffri di patologie pregresse quali malattie croniche polmonari e delle vie respiratorie, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa e diabete. Rientri in una categoria a rischio anche se segui terapie che indeboliscono il sistema immunitario. (art. 10b, Ordinanza 2 Covid-19).

  • Credo di essermi contagiato. Come mi devo comportare?

    Telefona al tuo medico, che procederà a una prima diagnosi e ti spiegherà cosa fare. Non sei tenuto a rivelare la diagnosi medica al tuo datore di lavoro – ti consigliamo comunque di informarlo su un tuo eventuale contagio da coronavirus, affinché possa adottare le necessarie misure di protezione.

  • Il mio medico di famiglia è sovraccarico di lavoro e dopo 4 giorni non ho ancora un certificato – che fare?

    Comunica al tuo capo, preferibilmente per iscritto, che a causa di una situazione eccezionale purtroppo non sei ancora in possesso del certificato medico, ma che provvederai quanto prima a presentarlo. Spiega al tuo datore di lavoro che data la situazione di emergenza straordinaria, onde evitare di sovraccaricare ulteriormente le istituzioni sanitarie, le autorità raccomandano di richiedere il certificato medico solo a partire dal quinto giorno di assenza.

  • Il datore di lavoro può licenziarmi perché appartengo a una categoria a rischio?

    Purtroppo può pronunciare un licenziamento legalmente valido, anche se si tratta di un licenziamento abusivo. Deve quindi versarti fino a 6 mensilità salariali a titolo di risarcimento. Devi protestare per iscritto contro il licenziamento entro i termini di preavviso.

  • Per paura di un contagio lascio il posto di lavoro. Cosa rischio?

    In assenza di apposite indicazioni delle autorità, rischi di essere accusato di rifiuto ingiustificato di eseguire la prestazione lavorativa. In tal caso perdi il diritto al salario. Non solo: dopo un ammonimento, il datore di lavoro può licenziarti con effetto immediato ed esigere persino un indennizzo fino a un quarto del tuo salario mensile.

    D’altro canto, se i tuoi timori sono fondati (ad esempio perché il tuo datore di lavoro non rispetta le misure d’igiene disposte dalle autorità), hai il diritto di rifiutarti di eseguire la prestazione lavorativa. In questo caso il tuo datore di lavoro deve continuare a versarti il salario. Tuttavia, prima di procedere a questo passo, segnala al tuo datore di lavoro che c’è un'irregolarità e che dovrebbe rettificare tempestivamente la situazione. È preferibile farlo per iscritto o in presenza di colleghi. Se il tuo capo non reagisce, puoi rifiutarti di lavorare. Ti raccomandiamo tuttavia di far fronte comune con altri colleghi e colleghe di lavoro e/o richiedere l’intervento del tuo sindacato. In caso di controversia, dovresti infatti poter dimostrare l’irregolarità. Puoi anche segnalare la situazione all’ispettorato cantonale del lavoro, che ha facoltà di sanzionare il datore di lavoro.

    Indirizzi degli ispettorati cantonali del lavoro.

  • Sono stato messo in quarantena. A quali indennità ho diritto?

    Hanno diritto alle indennità solo le persone che al momento dell’interruzione del lavoro sono salariate o attive come indipendenti e sono assicurate obbligatoriamente nell’AVS. L'età è ininfluente. Puoi far valere il diritto all’indennità di perdita di guadagno se la quarantena è stata ordinata dal medico o da un’autorità. Sei hai dubbi, contatta il tuo medico. Spetta poi a te, in quanto persona direttamente interessata, far valere il tuo diritto all’indennità. Il diritto all’indennità deve essere fatto valere entro il 16 settembre 2020.

    Il modulo di richiesta per l’indennità di perdita di guadagno e ulteriori informazioni sono disponibili al seguente indirizzo: https://www.ahv-iv.ch/it/

    Le persone che entrano in Svizzera da uno Stato o un’area ad elevato rischio di contagio devono sottoporsi a una quarantena di 10 giorni. Hanno l’obbligo di notificare l'entrata in Svizzera all’autorità cantonale competente entro 10 giorni e seguire le indicazioni fornite da quest’ultima. Non sussiste alcun diritto all’indennità di perdita di guadagno per coronavirus. L’UFSP ha pubblicato un elenco delle cosiddette aree a rischio, che aggiorna costantemente.

  • Sono guarito dal COVID-19, ma secondo il parere del medico potrei essere ancora contagioso e devo restare a casa. Continuo a ricevere l’indennità giornaliera in caso di malattia?

    Sì. Finché il medico continua a rilasciarti un certificato e attesta la tua incapacità lavorativa, continui a ricevere l’indennità giornaliera in caso di malattia.

  • Sono in auto-isolamento. Ho diritto all’indennità di perdita di guadagno?

    Se sei ammalato e il tuo medico lo certifica, come di consueto in caso di malattia hai diritto al versamento del salario o, se il tuo datore di lavoro ha stipulato un’apposita assicurazione, all’indennità giornaliera in caso di malattia.

    Se non ti sei ammalato in prima persona, ma a causa di un contatto con una persona risultata positiva sei stato messo in quarantena dal medico o da un’autorità, durante l'emergenza coronavirus hai diritto all’indennità di perdita di guadagno. Se ti metti in auto-isolamento in assenza di un'apposita disposizione dell’autorità o di un certificato medico, non hai diritto all’indennità.

Protezione della salute in azienda: cosa è autorizzato a fare il capo?

  • Il datore di lavoro può ordinare che il personale venga sottoposto a misurazione della temperatura corporea per verificare un eventuale stato di febbre?

    Sì. Nell'attuale emergenza coronavirus, un simile provvedimento è effettivamente appropriato e proporzionato. Il datore di lavoro deve adottare tutti i provvedimenti necessari per tutelare la salute dei suoi dipendenti e nella situazione attuale la misurazione della temperatura corporea rientra in tali provvedimenti (cfr. Ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro OLL 3)

  • E se ho la febbre, può mandarmi a casa? Ho diritto al salario?

    Sì, se hai la febbre sei indubbiamente malato e puoi e devi andare a casa. Hai diritto al pagamento del salario in caso di malattia o all’indennità giornaliera in caso di malattia se è stata stipulata un’assicurazione malattia. Chiama il tuo medico per farti rilasciare un certificato medico. Onde evitare di sovraccaricare ulteriormente le istituzioni sanitarie, le autorità raccomandano tuttavia di richiedere il certificato medico solo a partire dal quinto giorno di assenza (cfr. anche art. 324a CO).

  • Il mio capo pretende che rispetti le norme di igiene anche a casa. Può farlo?

    In azienda il tuo datore di lavoro può emanare direttive in materia di igiene e protezione della salute e a tal fine dare istruzioni particolari. Devi attenerti a queste istruzioni per non rischiare d’incorrere in sanzioni (artt. 321d e 321 e CO).

    Al di fuori dell'azienda, ad esempio a casa tua, il tuo capo non ha invece voce in capitolo sul rispetto delle misure d’igiene necessarie. Sei comunque obbligato a segnalare al tuo datore di lavoro eventuali contagi nel tuo ambiente circostante o viaggi recenti in un'area a rischio (art. 321a CO).

  • Il mio capo è autorizzato ad assegnarmi un diverso luogo di lavoro o una diversa attività lavorativa?

    In linea di principio sì, ma... Nelle situazioni eccezionali come l'emergenza provocata dal coronavirus il datore di lavoro è autorizzato a pretendere che tu svolga temporaneamente attività diverse da quelle usuali o cambi luogo di lavoro. Questo diritto d’impartire istruzioni è tuttavia limitato. Il nuovo luogo di lavoro o la nuova attività lavorativa deve essere ragionevole e non deve ledere i tuoi diritti della personalità. È quindi sempre necessario valutare il singolo caso.

    Esempio: se il tuo capo ti assegna un luogo di lavoro lontano, incompatibile con le tue responsabilità familiari, potresti rifiutare il cambiamento. Tenta comunque di trovare un accordo amichevole parlando con il tuo capo e cerca di evitare lo scontro. In ogni caso, le spese supplementari causate dal cambiamento ordinato sono a carico del datore di lavoro (art. 327a CO).

  • Per ridurre il numero delle persone presenti contemporaneamente in ufficio, il mio capo mi ha ridotto le ore di lavoro e adesso vuole anche pagarmi meno. Può farlo?

    No, non può farlo. Il tuo datore di lavoro è tenuto a proteggere la tua salute, ma non sei tu a dover pagare il conto. Mantieni il diritto al tuo intero salario. Segnala piuttosto al tuo datore di lavoro la possibilità di richiedere l’indennità per lavoro ridotto per compensare la riduzione delle ore di lavoro.

  • La nostra azienda ha introdotto il telelavoro (Home Office). Quali regole trovano applicazione?

    Laddove le condizioni aziendali lo consentano, in questo periodo di pandemia il telelavoro è fortemente raccomandato. La legge sul lavoro, che disciplina la tutela della salute, trova applicazione anche per il telelavoro. Il tuo capo deve organizzare il lavoro in modo adeguato e predisporre i necessari strumenti di lavoro. Le disposizioni relative alla durata del lavoro e del riposo restano invariate anche in caso di telelavoro. È essenziale continuare a mantenere confini chiari tra lavoro e tempo libero. Le lavoratrici e i lavoratori con obblighi di assistenza hanno diritto a una speciale attenzione alle loro esigenze per riuscire a conciliare famiglia e lavoro.

  • A causa del telelavoro (Home Office) il mio soggiorno è divenuto il mio ufficio. Ho diritto a un’indennità?

    Sì. Se devi utilizzare il tuo appartamento per svolgere la tua attività professionale su richiesta del datore di lavoro, quest’ultimo ti deve un’indennità. L’importo dovuto dipende dal canone d’affitto. Occorre inoltre tenere conto del fatto che puoi continuare ad utilizzare il tuo soggiorno a scopi privati. Se non riuscissi a trovare un’intesa con il tuo datore di lavoro, la decisione sull’entità del rimborso spetterebbe a un tribunale. Nel 2019, il Tribunale federale ha accordato un rimborso di 150 franchi al mese per l’uso di una stanza come ufficio e archivio (DTF 4A_533/2018).

  • La mia azienda non rispetta le misure richieste dalle autorità. Che fare?

    Il tuo datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei suoi dipendenti. Se il datore di lavoro viola il suo obbligo di assistenza, tu e gli altri colleghi eventualmente interessati dal problema dovreste segnalare per iscritto questa irregolarità al datore di lavoro, concedendogli un breve lasso di tempo per regolarizzare la situazione. Avvertitelo che in caso contrario vi asterrete dal lavoro. Se la situazione non migliora entro il termine stabilito, i dipendenti possono rifiutarsi di fornire la prestazione lavorativa e in tal caso il datore di lavoro deve continuare a versare il salario. Il rifiuto di lavorare rappresenta tuttavia una misura relativamente pesante e pertanto prima di procedere a un simile passo ti raccomandiamo di contattare l’ispettorato del lavoro e chiedere consiglio al sindacato.

Custodia dei figli: restare a casa, come e quando?

  • Come e dove posso richiedere l’indennità se devo accudire i miei figli?

    Hanno diritto all’indennità le persone che al momento dell’interruzione del lavoro sono salariate o attive come indipendenti e sono assicurate obbligatoriamente ai sensi della LAVS. L’indennità deve essere fatta valere inoltrando il modulo «Richiesta per l’indennità di perdita di guadagno Corona». L’indennità deve essere fatta valere presso la cassa di compensazione AVS competente dal genitore che accudisce i figli. Se entrambi i genitori si prendono cura dei figli, possono richiedere l’indennità entrambi. La cassa versa tuttavia una sola indennità, dato che si presume che di norma sia necessaria una persona per accudire i figli e l’altro genitore possa lavorare.

    La cassa di compensazione versa l’indennità direttamente alla persona che vi ha diritto. Tuttavia, se il datore di lavoro continua a versare il salario, l’indennità viene versata a quest’ultimo. Il diritto all’indennità cessa appena trovi una soluzione per la custodia o vengono revocati i provvedimenti per combattere il coronavirus. Per i genitori che esercitano un’attività lucrativa indipendente, il diritto cessa dopo il versamento di 30 indennità giornaliere

    Link al modulo di richiesta: https://www.ahv-iv.ch/it/

  • Cosa faccio se mio figlio è malato e devo restare a casa?

    Su presentazione di un certificato medico, hai diritto ad almeno 3 giorni di permesso. In virtù del tuo obbligo legale di occuparti di tuo figlio, puoi avere diritto anche a un permesso più lungo. Sei tuttavia tenuto a trovare rapidamente un'altra soluzione, ovvero ad organizzare una custodia esterna alla famiglia. Finché non viene organizzata la custodia esterna alla famiglia, il datore di lavoro è tenuto a continuare a pagarti il salario per almeno 3 giorni. Questo diritto è tuttavia subordinato al fatto che tu intraprenda il necessario per organizzare tempestivamente la custodia dei tuoi figli (art. 324a CO).

Chiusura di aziende, lavoro ridotto, pagamento del salario

  • La mia azienda ha chiuso per l'emergenza coronavirus. Ho diritto al salario?

    Sì. Se il datore di lavoro ha deciso di chiudere l’azienda di propria iniziativa, è tenuto a continuare a versarti il salario. Lo stesso vale anche nel caso in cui l’azienda debba chiudere per disposizione delle autorità, dato che il rischio d’impresa ed il rischio economico gravano sul datore di lavoro. Il datore di lavoro potrebbe tuttavia anche fare domanda d’indennità per lavoro ridotto.

  • Quali condizioni devono essere soddisfatte affinché il datore di lavoro possa fare domanda d’indennità per lavoro ridotto (ILR)?

    Il lavoro ridotto può essere richiesto in caso di perdite di lavoro dovute a motivi economici (motivi congiunturali e motivi strutturali). La perdita di lavoro dovuta a un calo della domanda rientra nei motivi economici. Il datore di lavoro deve dimostrare che la perdita di lavoro sia da ricondurre alla situazione provocata dal coronavirus.

    Il lavoro ridotto può essere richiesto anche se la perdita di lavoro è ascrivibile a un provvedimento adottato da autorità (p.es. chiusure di aziende, città e frontiere).

    In marzo, a seguito dell’emergenza coronavirus, il Consiglio federale ha disposto un allentamento dei requisiti per il diritto all’ILR. Adesso è possibile far valere il diritto all’indennità per lavoro ridotto anche per le persone che lavorano a tempo determinato o con un contratto interinale. I giorni di attesa sono stati sospesi: l’ILR è versata dal primo giorno. Non è neanche più necessario compensare le ore di lavoro straordinario prima di poter beneficiare dell’ILR.

  • Durante l’emergenza del coronavirus, per quanto tempo sussiste il diritto all’indennità per lavoro ridotto?

    L’indennità per lavoro ridotto viene versata al massimo per 12 mesi nell’arco di 2 anni. Il datore di lavoro può richiedere l’indennità per lavoro ridotto per 6 mesi. A conclusione di questo periodo deve inoltrare una nuova domanda. Attualmente, tuttavia, sia i datori di lavoro che i sindacati chiedono un prolungamento del periodo di riscossione dell’indennità a 18 mesi.

  • Quali sono i limiti di età per il diritto all’indennità per lavoro ridotto?

    Il diritto sorge al termine della scuola dell’obbligo e pertanto è esteso anche agli apprendisti e ai dipendenti al di sotto di 18 anni. Il limite massimo è dato dal raggiungimento dell'età ordinaria di pensionamento AVS; il diritto si estingue quando non sono più dovuti i contributi all'assicurazione disoccupazione, ovvero il mese successivo al compimento di rispettivamente 64 e 65 anni.

  • Il mio capo ha bisogno del mio consenso per il lavoro ridotto? Posso oppormi?

    Con l’introduzione del lavoro ridotto ricevi soltanto l’80% del tuo salario. Il tuo consenso è quindi indispensabile affinché il tuo datore di lavoro possa richiedere il lavoro ridotto per te (art. 31a/d, art. 33 cpv. 1, art. 34 cpv. 1 LADI).

    Hai quindi il diritto di rifiutare il lavoro ridotto ed esigere l’intero salario. In questo modo corri tuttavia il rischio di essere licenziato per motivi economici. Per numerosi lavoratori la decurtazione salariale del 20% dovuta all’introduzione del lavoro ridotto è dolorosa. Unia si batte pertanto per ottenere la piena compensazione salariale.

  • Sono in congedo per malattia e la mia azienda ha introdotto il lavoro ridotto. Ho diritto al 100% del mio salario (malattia) o solo all’80% (lavoro ridotto)?

    Hai diritto al pagamento del salario in caso di malattia ai sensi del Codice delle obbligazioni o, se il tuo datore di lavoro ha stipulato un’assicurazione malattia, all’indennità giornaliera in caso di malattia. Trovi la regolamentazione che vale per te nel contratto di lavoro o nel contratto collettivo di lavoro.

    Nel primo anno di servizio il diritto al salario ha una durata di 3 settimane e successivamente viene definito in base alla scala applicabile (puoi chiedere informazioni sulla scala applicabile al tribunale del lavoro). In caso di incapacità lavorativa totale è dovuto il 100% del salario. Di norma, in caso di incapacità lavorativa totale le assicurazioni d’indennità giornaliera in caso di malattia prevedono invece il versamento dell’80% del salario, in compenso per un periodo fino a 720 giorni e non solo per alcune settimane come previsto dal Codice delle obbligazioni.

    Non puoi essere in congedo per malattia e avere contemporaneamente diritto all’indennità per lavoro ridotto: se sei malato non ricevi l’indennità per lavoro ridotto.

    Avvertenza: ai sensi del Codice delle obbligazioni, non sussiste un diritto al versamento del salario nei primi tre mesi del primo anno di servizio nei rapporti di lavoro di durata indeterminata nonché nei rapporti di lavoro a tempo determinato di durata inferiore a tre mesi.

  • Licenziamento malgrado il lavoro ridotto: un ristoratore può licenziare dei collaboratori, adducendo a motivo il fatto che durante l’allentamento l’ILR non si applica più, ma gli è consentito servire solo ancora la metà degli avventori di un tempo?

    Da un lato è vero che il lavoro ridotto non protegge dal licenziamento, ma dall’altro il tuo datore di lavoro ha torto. L’indennità per lavoro ridotto non viene infatti concessa solo se l’azienda deve chiudere completamente su ordine delle autorità, bensì anche in caso di cali d’attività dovuti agli effetti dell’emergenza coronavirus. Poiché il ristorante può accogliere solo la metà dei clienti e quindi vi è meno lavoro da svolgere, i presupposti per l’ILR sono ancora dati.

  • Dove trovo ulteriori informazioni sul lavoro ridotto?

    Trovi ulteriori informazioni sulle perdite di lavoro dovute al coronavirus nelle pagine web della Cassa disoccupazione Unia e della Segreteria di Stato dell'economia (SECO).

Arretrati salariali, esecuzione, insolvenza, fallimento

  • Il mio datore di lavoro non mi ha pagato lo stipendio dello scorso mese, cosa posso fare?

    Esigi dal tuo datore di lavoro tramite lettera raccomandata di versarti il salario entro un breve lasso di tempo (da 3 a 5 giorni). Se anche dopo questo lasso di tempo il salario non viene versato, puoi concedergli un ulteriore breve termine di pagamento e al contempo avvertirlo che, in caso di mancato pagamento, ti asterrai dal lavoro, mentre egli sarà tenuto a versarti il salario. Se continua a non versarti il salario dovuto, puoi avvertirlo che procederai alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro. Prima di astenerti dal lavoro o di procedere alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro, ti raccomandiamo caldamente di contattare il tuo sindacato per una consulenza.

  • Il mio ex datore di lavoro mi deve ancora due mensilità salariali e gli straordinari. Devo adire il tribunale o avviare una procedura esecutiva presso l’ufficio di esecuzione?

    Se l’importo dovuto dal tuo datore di lavoro è documentato, è sufficiente un’esecuzione. Se si deve ancora determinare l’entità esatta dell’importo dovuto, occorre intentare un’azione legale presso il tribunale. Se il tuo ex datore di lavoro continua a non pagare, puoi presentare una domanda d’esecuzione. Prima dell’azione legale presso il tribunale va tuttavia inoltrata una domanda di conciliazione. Informati presso il tribunale del luogo di domicilio o della sede del datore di lavoro o del tuo luogo di lavoro sulla procedura da adottare e sull’autorità di conciliazione competente.

  • Cosa devo fare se voglio avviare una procedura d’esecuzione nei confronti del mio datore di lavoro?

    Innanzitutto devi presentare una domanda d’esecuzione presso l’ufficio d’esecuzione competente. L’ufficio competente si trova presso il domicilio o la sede dell’azienda del debitore, ovvero del datore di lavoro. La domanda di esecuzione può però anche essere compilata online. Qui trovi ulteriori informazioni sulla procedura d’esecuzione: https://www.ch.ch/it/domanda-desecuzione-come-procedere/.

  • Il nostro capo ci licenzia, sostenendo che va in fallimento, ma mi deve ancora il mio salario. Che fare?

    Esigi il tuo salario dal datore di lavoro tramite lettera raccomandata e annunciati immediatamente all’URC per riscuotere l’indennità di disoccupazione. Non appena è stato dichiarato il fallimento, fai valere i crediti salariali presso l’ufficio esecuzione e fallimenti. Quest’ultimo pubblica il fallimento nel Foglio ufficiale, successivamente hai 30 giorni di tempo per insinuare il tuo credito; per la notifica si raccomanda di utilizzare il modulo dell’ufficio esecuzione e fallimenti. Un’insinuazione tardiva è possibile ma può comportare dei costi.

    Avvertenza: se però il tuo datore di lavoro non dichiara il fallimento, devi avviare la procedura d’esecuzione al più tardi a conclusione del rapporto di lavoro. Se il tuo capo non ti versa più il salario, sussiste inoltre la possibilità di presentare una domanda d’indennità per insolvenza presso la cassa disoccupazione pubblica del Cantone in cui si trova la sede del datore di lavoro. Si raccomanda anche di contattare il sindacato per una consulenza.

  • Cosa è l’indennità per insolvenza? E quando un datore di lavoro è considerato insolvente?

    L’indennità per insolvenza (II) è una compensazione del salario per dipendenti al servizio di un datore di lavoro divenuto insolvente. Vengono compensate al massimo le ultime quattro mensilità salariali arretrate. In linea di principio è coperto il 100% del salario, ma solo fino a un importo massimo di 12 350 franchi al mese. L’II copre anche i supplementi salariali (ad es. supplementi per lavoro a turni o lavori di cantiere, ma non per gli assegni familiari). Fondamentalmente, l’II viene versata solo per i periodi in cui il lavoro è stato svolto. Se sei stato licenziato dal datore di lavoro, devi fare domanda di indennità di disoccupazione.

    L’indennità per insolvenza trova applicazione a condizione che si sia verificata una delle seguenti circostanze di insolvenza:

    • il datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento
    • il fallimento non viene dichiarato unicamente perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese. È determinante la data in cui il termine per il pagamento dell’anticipo è trascorso infruttuoso (DTF 134 V 88).
    • il lavoratore ha presentato una domanda di pignoramento per crediti salariali
    • è stata concessa la moratoria concordataria provvisoria o definitiva  
    • è stata concessa la dilazione giudiziaria del fallimento
  • Come devo procedere per far valere il diritto all’indennità per insolvenza?

    Per ottenere l’II, devi dapprima far valere i tuoi crediti salariali presso il tuo datore di lavoro tramite lettera raccomandata. In seguito devi avviare una procedura di esecuzione nei confronti del tuo datore di lavoro, almeno fino alla domanda di fallimento. Se il datore di lavoro è già stato dichiarato in fallimento, puoi insinuare i tuoi crediti salariali presso l’ufficio esecuzione e fallimenti. La domanda d’indennità per insolvenza deve essere presentata alla cassa pubblica di disoccupazione del Cantone in cui si trova la sede del tuo datore di lavoro entro 60 giorni da uno degli eventi summenzionati che hanno cagionato l’insolvenza. Si prega di osservare l’obbligo di riduzione del danno. Durante il rapporto di lavoro il lavoratore deve sollecitare per iscritto il datore di lavoro a pagare immediatamente il salario. Dopo la fine del rapporto di lavoro, occorre avviare immediatamente la procedura di esecuzione ed eventualmente adire le vie legali. Inoltre, è necessario presentare personalmente e tempestivamente una domanda di indennità di disoccupazione all’URC. Qui trovi ulteriori informazioni: https://www.arbeit.swiss/secoalv/it/home/service/publikationen/broschueren.html

Disoccupazione – obblighi nei confronti della cassa disoccupazione e dell’ufficio regionale di collocamento

  • Il mio datore di lavoro ha fatto richiesta di lavoro ridotto, ma mi ha licenziato comunque. Può farlo? Durante il termine di preavviso ricevo soltanto l’80% del salario?

    Sì, può farlo. Purtroppo non è vietato licenziare anche se è stata fatta richiesta di lavoro ridotto. Tuttavia, il tuo datore di lavoro non può più richiedere l’indennità per lavoro ridotto per te e durante i termini di preavviso ti deve l’intero salario.

  • Appartengo a un gruppo a rischio, il mio capo vuole licenziarmi. In questo caso si applica il periodo protetto?

    La questione se il datore di lavoro debba rispettare i periodi protetti in caso di malattia o di infortunio (art. 336c CO) è controversa e dev’essere decisa in ultima istanza dal tribunale. Il sindacato Unia ritiene che durante l’emergenza coronavirus i periodi protetti si applichino anche alle lavoratrici e ai lavoratori particolarmente a rischio. Come nel caso di un’incapacità lavorativa in seguito a malattia o a infortunio non imputabili a colpa del lavoratore, anche le lavoratrici e i lavoratori particolarmente a rischio devono beneficiare della protezione temporanea contro il licenziamento (art. 336c cpv. 1 lett. b CO). Se il licenziamento avviene durante un termine di preavviso corrente, non è valido. Se il licenziamento è avvenuto prima, il periodo protetto prolunga il termine di preavviso.

  • Ho trovato un nuovo impiego, ma adesso il mio capo vuole licenziarmi prima dell'entrata in servizio.

    Appena il contratto di lavoro viene accettato da ambo le parti - per iscritto o anche verbalmente - è valido e deve essere rispettato. Se il tuo nuovo capo vuole licenziarti ancor prima che inizi a lavorare, può farlo. Deve tuttavia rispettare i termini di preavviso e in questo periodo ti deve l’intero salario. Se non diversamente concordato, durante il periodo di prova vale un termine di preavviso di 7 giorni.

Lavoro interinale e a tempo determinato, lavoro su chiamata

  • Ho un contratto di lavoro a tempo determinato con retribuzione oraria. In assenza di incarichi ho comunque diritto al salario?

    In linea di massima sì. Il datore di lavoro è tenuto a versarti il salario anche se non richiede le tue prestazioni lavorative, a prescindere dal fatto che si tratti di un rapporto di lavoro fisso o un contratto a tempo determinato con retribuzione oraria. L'unica condizione è che tu abbia orari di lavoro definiti contrattualmente e non lavori su chiamata a ore a discrezione del datore di lavoro. Il contratto può peraltro essere stato concluso anche verbalmente o addirittura tacitamente tramite un comportamento concludente (cfr. lavoro su chiamata, vedi sotto).

    Se i tuoi orari di lavoro sono disciplinati in questo modo, il salario ti è dovuto anche in caso di chiusura dell'azienda. Non solo: a causa dell’emergenza coronavirus, il Consiglio federale ha deciso che l’indennità per lavoro ridotto può essere erogata anche ai dipendenti della tua categoria.

  • Ho un rapporto di lavoro interinale e la mia impresa acquisitrice chiude. Ho diritto al salario?

    Sì, ma il salario non ti è dovuto dall’impresa acquisitrice, bensì dall’agenzia di collocamento con cui hai concluso il contratto di lavoro. Spetta eventualmente a quest’ultima e non all’impresa pronunciare il licenziamento. In tal caso, negli impieghi a tempo indeterminato valgono termini di preavviso da 2 giorni (nei primi 3 mesi) a 1 mese (dal 7° mese). Negli impieghi a tempo determinato il contratto d’impiego vale fino alla data finale dell’impiego e il salario è dovuto per tutto il periodo.

  • Lavoro su chiamata in modo irregolare e con brevi preavvisi. Cosa mi spetta?

    Se hai lavorato in modo molto irregolare e sia tu che il tuo capo eravate completamente liberi di scegliere se svolgere o meno un incarico di lavoro, se la prestazione lavorativa non viene più richiesta non hai diritto al salario.

    Al contrario, se per un periodo di tempo prolungato hai avuto una percentuale di lavoro relativamente costante e adesso non ti vengono più assegnati incarichi lavorativi, hai diritto al salario. Era infatti lecito aspettarsi di continuare a lavorare con la stessa percentuale. Se il datore di lavoro vuole porre fine a questo diritto, deve licenziarti. In tal caso deve continuare a versarti il salario anche durante i termini di preavviso.

    Se il tuo datore di lavoro può decidere unilateralmente quando devi lavorare e interrompe bruscamente l’assegnazione del lavoro, hai diritto al salario medio. Durante i termini di preavviso continui ad aver diritto al salario medio finora percepito. È considerato salario medio il salario degli ultimi 12 mesi o eventualmente di un periodo più breve, se il rapporto di lavoro ha avuto una durata inferiore.

  • Se lavoro su chiamata, ho diritto all’indennità per lavoro ridotto?

    L’8 aprile 2020 il Consiglio federale ha disposto un allentamento dei requisiti per il diritto al lavoro ridotto in caso di lavoro su chiamata. La nuova regolamentazione prevede quanto segue: il datore di lavoro può richiedere l’indennità per lavoro ridotto per le persone che lavorano da più di 6 mesi in azienda. La perdita di lavoro viene calcolata sulla base degli ultimi 6 o 12 mesi, considerando la perdita di lavoro più vantaggiosa per il lavoratore o la lavoratrice. È stata abolita la restrizione che prevedeva che le oscillazioni mensili dell’orario di lavoro non potevano superare il 20% dell’orario di lavoro mensile medio.

  • Se lavoro su chiamata, ho diritto all’indennità di disoccupazione?

    Sì, se il datore di lavoro rescinde il rapporto di lavoro. Durante i termini di preavviso hai diritto al salario medio, calcolato sulla media degli ultimi 12 mesi o eventualmente di un periodo più breve.

    Puoi anche avere diritto all’indennità di disoccupazione se il tuo rapporto di lavoro non è stato rescisso, ma il tuo datore di lavoro non richiede più le tue prestazioni lavorative. In questo caso può sussistere una cosiddetta perdita di lavoro computabile, che dà diritto all’indennità di disoccupazione. Il presupposto è che il rapporto di lavoro abbia avuto una durata minima di 6 mesi e che tu sia stato chiamato a lavorare regolarmente. Per il calcolo fa fede l’orario di lavoro medio. A seconda della durata del rapporto di lavoro, i discostamenti mensili non devono superare il 10% o il 20%. In ogni caso iscriviti all’URC.

  • Lavoro su chiamata e non ho più incarichi lavorativi. Temo per il mio salario. Che fare?

    Se in caso di lavoro su chiamata il tuo capo non ti assegna più incarichi lavorativi, ti consigliamo di procedere come segue: se risultano soddisfatte le condizioni di cui sopra, richiama l’attenzione del tuo datore di lavoro sul suo obbligo di continuare a versarti il salario (vedi sopra). Proponi inoltre al tuo datore di lavoro la tua prestazione lavorativa, preferibilmente per iscritto. Informalo anche che se soddisfa i requisiti, ha la possibilità di richiedere l’indennità per lavoro ridotto anche per te (cfr. in alto). Se il tuo datore di lavoro si rifiuta di fare domanda d’indennità per lavoro ridotto, iscriviti all’ufficio regionale di collocamento (URC) per richiedere l’indennità di disoccupazione.

Lavoro straordinario e vacanze: quali sono le regole durante l'emergenza coronavirus?

  • Il mio datore di lavoro esige che adesso compensiamo le ore di lavoro straordinario. Può farlo?

    In linea di massima non sei obbligato a compensare il lavoro straordinario prestato con tempo libero. In ogni caso questa compensazione presuppone il tuo consenso, ad eccezione del caso in cui il contratto di lavoro o il CCL attribuisca al datore di lavoro il diritto di disporre unilateralmente la compensazione delle ore di lavoro straordinario.

    In veste di lavoratore, in via eccezionale sei tuttavia tenuto a collaborare alla compensazione delle ore di lavoro straordinario, qualora gli interessi preponderanti dell'azienda lo richiedano. È ad esempio questo il caso in cui l’azienda debba chiudere o ridurre l'attività per effetto dell'emergenza coronavirus e di norma è senz’altro ragionevole chiedere a un lavoratore di compensare le ore di lavoro straordinario (art. 321 CO).

    Questa ragione viene tuttavia meno se per effetto dell'emergenza coronavirus l'azienda ha diritto all’indennità per lavoro ridotto. Per decisione del Consiglio federale adesso le ore di lavoro straordinario non devono infatti più essere compensate prima di richiedere l’indennità per lavoro ridotto.

  • Devo informare il mio datore di lavoro se mi sono recato in un’area a rischio o ho avuto contatti con persone positive?

    Sì. Sei tenuto a informare il datore di lavoro, affinché possa adottare le necessarie misure di protezione (art. 321a CO, obbligo di fedeltà).

  • Tanti colleghi sono malati e adesso il datore di lavoro esige che il resto del personale faccia straordinari. Può farlo?

    Se le circostanze aziendali lo richiedono, sei tenuto a fare ore di lavoro straordinario nella misura in cui tu sia in grado di prestarle e lo si possa ragionevolmente pretendere da te. Responsabilità familiari urgenti possono ad esempio rendere irragionevole esigere la prestazione di ore di lavoro straordinario. Il datore di lavoro deve tuttavia attenersi alle disposizioni della legge sul lavoro anche nell'emergenza coronavirus (orari di lavoro massimi, tempi di riposo), fatta eccezione per alcune cosiddette infrastrutture di rilevanza sistemica quali gli ospedali, per i quali il Consiglio federale ha temporaneamente sospeso gli orari di lavoro massimi e i tempi di riposo.

  • Il mio datore di lavoro vuole introdurre vacanze obbligatorie. Può farlo?

    In linea di massima spetta al datore di lavoro stabilire la data delle vacanze. Nel limite del possibile, deve tuttavia considerare i desideri del lavoratore. Di norma la fruizione delle vacanze viene definita di comune accordo, ma in caso di disaccordo, il datore di lavoro ha il diritto di fissare unilateralmente la fruizione delle vacanze, seppur con determinate restrizioni. Normalmente le vacanze ordinate unilateralmente dovrebbero essere comunicate con 3 mesi di anticipo (art. 329c cpv. 2 CO).

    È opinione diffusa che nell’emergenza coronavirus questo termine possa essere ridotto. Unia sostiene invece che non sussistano ragioni per derogare alla regola abituale. In questo periodo di pandemia deve inoltre essere garantito lo scopo del riposo proprio delle vacanze. Se qualcuno è stato posto in quarantena da un'autorità, non è quindi possibile ordinare la fruizione delle vacanze.

  • Avevo programmato delle vacanze, ma devo annullare il viaggio previsto e anche in Svizzera la situazione non è rosea. Voglio rimandare le vacanze, ma il mio capo non è d’accordo. Può farlo?

    La questione è controversa. Unia ritiene che dato il contesto attuale il tuo capo non dovrebbe insistere sulla fruizione delle vacanze già accordate, dato che il piacere della vacanza e le opportunità ricreative sono gravemente compromesse. Parte della dottrina è tuttavia di parere diverso e sostiene che la pandemia e le conseguenti restrizioni delle attività ricreative e delle possibilità di viaggio non siano sufficienti a vanificare lo scopo della vacanza. Secondo questa interpretazione, il tuo capo sarebbe autorizzato a insistere sulla fruizione delle vacanze già concordate. In ultima analisi, in caso di controversia è chiamato a esprimersi il tribunale. Diversa sarebbe la situazione in caso di quarantena, auto-isolamento necessario o malattia: in questo caso le vacanze non potrebbero essere computate.

  • Durante il lavoro ridotto posso fruire delle mie vacanze?

    Sì e nei giorni di vacanza hai anche diritto all’intero salario, analogamente al caso in cui non fosse stato introdotto il lavoro ridotto.

  • Ho una retribuzione oraria ed è stato introdotto il lavoro ridotto. Se prendo vacanze, mi viene pagato lo stipendio?

    Se con il salario orario normale ricevi anche un’indennità di vacanza supplementare, normalmente durante le vacanze non ti viene versato il salario. La stessa regola vale anche durante il lavoro ridotto: nel periodo delle vacanze non ricevi l’indennità per lavoro ridotto. Il salario per le vacanze ti è infatti già stato versato sotto forma di supplemento al salario orario. Per 4 settimane di vacanze il supplemento corrisponde all’8,33%.

  • Il mio capo può mandarmi a casa dopo le vacanze perché ritiene che abbia soggiornato in un Paese a rischio?

    Sì, può mandarti a casa, ma hai diritto al versamento del salario, tranne nel caso in cui al momento del tuo viaggio le autorità avessero emesso un avviso di viaggio per l'area interessata. In questo caso perdi il diritto al versamento del salario perché la tua eventuale incapacità lavorativa è imputabile a te stesso.

    Le persone che si devono sottoporre a una quarantena di 10 giorni dopo essere state in un’area «a rischio» ufficiale non hanno diritto all’indennità di perdita di guadagno (consulta qui l’elenco dell’UFSP), a condizione che l’avviso di viaggio fosse già noto al momento dell’inizio del viaggio nell’area a rischio.

  • Se sono bloccato in un'area a rischio, ho diritto al mio salario?

    Dipende. Se il luogo in cui ti trovi è stato messo in quarantena dalle autorità, hai diritto al salario. Al contrario, se non è stata disposta una quarantena dalle autorità, se non rientri in tempo dalle vacanze, devi assumerti il rischio. La stessa considerazione vale anche nel caso in cui la tua compagnia aerea abbia deciso di non effettuare più voli verso la Svizzera fino a nuovo avviso.

Tragitto da e per il lavoro e trasporti pubblici, viaggi d’affari, frontalieri

  • Il mio capo può chiedermi di effettuare viaggi d'affari in aree a rischio? Posso rifiutarmi?

    Se il tuo contratto di lavoro prevede che tu debba effettuare viaggi d’affari e il tuo datore di lavoro ti chiede di farlo, in linea di massima devi attenerti alle sue direttive, a condizione che le autorità non abbiano emanato un avviso di viaggio per l'area interessata. Se il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha emesso un avviso di viaggio, puoi rifiutarti di effettuare il viaggio d'affari. La stessa considerazione vale anche se hai problemi di salute che potrebbero peggiorare nell'area a rischio. Il datore di lavoro è infatti tenuto a tutelare la salute dei suoi dipendenti (art. 328 CO).

  • Sono frontaliere e le frontiere sono chiuse. Ho diritto al salario?

    Sì, perché si tratta di una decisione delle autorità. Il caso rientra nel rischio d’impresa che grava sul datore di lavoro (cfr. art. 324 CO). Il tuo datore di lavoro può peraltro richiedere l’indennità per lavoro ridotto anche per te.

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