Coronavirus: quali sono i miei diritti?

A causa della situazione attuale e della diffusione del nuovo coronavirus, anche nel mondo del lavoro sorgono questioni legali: cosa succede se mio figlio è malato? Il datore di lavoro è autorizzato a effettuare una quarantena? Continuo a ricevere l’intero salario? Qui troverete le domande e le risposte più importanti.

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Nessun salario? Incarichi insufficienti?

Informa il tuo datore di lavoro sui tuoi diritti! Unia ti mette a disposizione dei modelli di lettera da scaricare e adeguare.

Modelli di lettera

Cosa fare in caso di sospetto contagio? Quarantena per chi?

  • Appartengo a una categoria a rischio?

    Sì, se hai 65 anni o più. Appartieni a una categoria a rischio anche se soffri di patologie pregresse quali malattie croniche polmonari e delle vie respiratorie, malattie cardiovascolari, ipertensione arteriosa e diabete. Rientri in una categoria a rischio anche se sei incinta o se segui terapie che indeboliscono il sistema immunitario. (art. 10b, Ordinanza 2 Covid-19).

  • Credo di essermi contagiato. Come mi devo comportare?

    Telefona al tuo medico, che procederà a una prima diagnosi e ti spiegherà cosa fare. Non sei tenuto a rivelare la diagnosi medica al tuo datore di lavoro. Ti consigliamo comunque di informarlo su un tuo eventuale contagio da coronavirus, affinché possa adottare le necessarie misure di protezione.

  • Il mio medico di famiglia è sovraccarico di lavoro e dopo 4 giorni non ho ancora un certificato - che fare?

    Comunica al tuo capo, preferibilmente per iscritto, che a causa di una situazione eccezionale purtroppo non sei ancora in possesso del certificato medico, ma che provvederai quanto prima a presentarlo. Spiega al tuo datore di lavoro che data la situazione di emergenza straordinaria, onde evitare di sovraccaricare ulteriormente le istituzioni sanitarie, le autorità raccomandano di richiedere il certificato medico solo a partire dal quinto giorno di assenza.

  • Il datore di lavoro può licenziarmi perché appartengo a una categoria a rischio?

    Purtroppo può pronunciare un licenziamento legalmente valido. Ma si tratta di un licenziamento abusivo. Deve quindi versarti fino a 6 mensilità salariali a titolo di risarcimento. Devi protestare per iscritto contro il licenziamento entro i termini di preavviso.

  • Per paura di un contagio lascio il posto di lavoro. Cosa rischio?

    In assenza di apposite indicazioni delle autorità, rischi di essere accusato di rifiuto ingiustificato di eseguire la prestazione lavorativa. In tal caso perdi il diritto al salario. Non solo: dopo un ammonimento, il datore di lavoro può licenziarti con effetto immediato ed esigere persino un indennizzo fino a un quarto del tuo salario mensile.

    D’altro canto, se i tuoi timori sono fondati (ad esempio perché il tuo datore di lavoro non rispetta le misure d’igiene disposte dalle autorità), hai il diritto di rifiutarti di eseguire la prestazione lavorativa. In questo caso il tuo datore di lavoro deve continuare a versarti il salario. Tuttavia, prima di procedere a questo passo, segnala al tuo datore di lavoro che c’è un’irregolarità e che dovrebbe rettificare tempestivamente la situazione. È preferibile farlo per iscritto o in presenza di colleghi. Se il tuo capo non reagisce, puoi rifiutarti di lavorare. Ti raccomandiamo tuttavia di far fronte comune con altri colleghi e colleghe di lavoro e/o richiedere l’intervento del tuo sindacato. In caso di controversia, dovresti infatti poter dimostrare l’irregolarità. Puoi anche segnalare la situazione all’ispettorato cantonale del lavoro, che ha facoltà di sanzionare il datore di lavoro.

    Indirizzi degli ispettorati cantonali del lavoro

  • Sono in vacanza. La Confederazione ha ora inserito la meta del mio viaggio nell’elenco dei Paesi e delle regioni a rischio e al mio rientro devo mettermi in quarantena per 10 giorni. Cosa devo fare?

    Poiché sei partito in vacanza prima che il Consiglio federale annoverasse la tua destinazione di vacanza tra le aree a rischio, durante la quarantena hai almeno diritto all’indennità di perdita di guadagno nella misura dell’80% del salario. Devi metterti in contatto con le autorità cantonali competenti entro due giorni dal tuo rientro, affinché la quarantena venga ordinata ufficialmente. Si tratta di un presupposto indispensabile per ottenere l’indennità di perdita di guadagno. Devi inoltrare la richiesta d’indennità presso la tua Cassa di compensazione AVS.

    Ulteriori informazioni sul rientro e sulla quarantena

    Inoltre, parlane con il tuo datore di lavoro. Unia è persuasa che il datore di lavoro ti debba l’intero salario anche durante la quarantena, poiché il rispetto della quarantena è un obbligo legale (art. 324a CO). Questa valutazione giuridica è tuttavia ancora controversa e va decisa in ultima analisi da un tribunale. Sono però già molti i datori di lavoro che pagano il salario durante la quarantena. Segnala al tuo datore di lavoro che può farsi pagare l’indennità di perdita di guadagno, se ti versa il salario.

    Chi si reca in un Paese dopo che quest’ultimo è stato annoverato tra le aree a rischio e per questo motivo al rientro deve mettersi in quarantena per 10 giorni non ha diritto al salario o all’indennità di perdita di salario.

  • Ho trascorso le vacanze in Spagna. Dopo il mio rientro la Spagna è stata annoverata tra i Paesi a rischio. Devo mettermi in quarantena?

    No. Se nel momento in cui un Paese è stato inserito nell’elenco delle aree a rischio sei nuovamente in Svizzera, non devi metterti in quarantena.

  • Sono stato messo in quarantena. A quali indennità ho diritto?

    Ha diritto all’indennità chi al momento dell’interruzione del lavoro esercita un’attività lucrativa dipendente o indipendente ed è assicurato obbligatoriamente presso l’AVS. L’età è ininfluente. La quarantena deve essere stata ordinata da un medico o dalle autorità. In caso di dubbio, contatta il tuo medico. Spetta a te, in quanto persona direttamente interessata, far valere il tuo diritto all’indennità di perdita di guadagno presso la tua Cassa di compensazione.

    Modulo di richiesta per l’indennità di perdita di guadagno e ulteriori informazioni

    Inoltre, parlane con il tuo datore di lavoro. Unia è persuasa che il datore di lavoro ti debba l’intero salario anche durante la quarantena, poiché il rispetto della quarantena è un obbligo legale (art. 324a CO). Questa valutazione giuridica è tuttavia ancora controversa e va decisa in ultima analisi da un tribunale. Sono però già molti i datori di lavoro che pagano il salario durante la quarantena. Segnala al tuo datore di lavoro che può farsi pagare l’indennità di perdita di guadagno, se ti versa il salario.

    Chi si reca in un Paese dopo che quest’ultimo è stato annoverato tra gli Stati a rischio non ha diritto al salario o all’indennità di perdita di salario.

  • Sono guarito dal COVID-19, ma secondo il parere del medico potrei essere ancora contagioso e devo restare a casa. Continuo a ricevere l’indennità giornaliera in caso di malattia?

    Sì. Finché il medico continua a rilasciarti un certificato e attesta la tua incapacità lavorativa, continui a ricevere l’indennità giornaliera in caso di malattia.

  • Sono in auto-isolamento. Ho diritto all’indennità di perdita di guadagno?

    Se sei ammalato e il tuo medico lo certifica, come di consueto in caso di malattia hai diritto al versamento del salario o all’indennità giornaliera in caso di malattia. Il diritto all’indennità giornaliera in caso di malattia sussiste se il tuo datore di lavoro ha stipulato un'apposita assicurazione.

    Se non ti sei ammalato in prima persona, ma a causa di un contatto con una persona risultata positiva sei stato messo in quarantena dal medico o da un’autorità, durante l'emergenza coronavirus hai diritto all’indennità di perdita di guadagno. Se ti metti in auto-isolamento in assenza di un'apposita disposizione dell’autorità o di un certificato medico, non hai diritto all’indennità.

Protezione della salute in azienda - cosa è autorizzato a fare il capo?

  • Il datore di lavoro può ordinare che il personale venga sottoposto a misurazione della temperatura corporea per verificare un eventuale stato di febbre?

    Sì. Nell'attuale emergenza coronavirus, un simile provvedimento è effettivamente appropriato e proporzionato. Il datore di lavoro deve adottare tutti i provvedimenti necessari per tutelare la salute dei suoi dipendenti e nella situazione attuale la misurazione della temperatura corporea rientra in tali provvedimenti (cfr. Ordinanza 3 concernente la legge sul lavoro OLL 3).

  • Il mio capo è autorizzato ad assegnarmi un diverso luogo di lavoro o una diversa attività lavorativa?

    In linea di principio sì, ma... Nelle situazioni eccezionali come l'emergenza provocata dal coronavirus, il datore di lavoro è autorizzato a pretendere che tu svolga temporaneamente attività diverse da quelle usuali o cambi luogo di lavoro. Questo diritto d’impartire istruzioni è tuttavia limitato. Il nuovo luogo di lavoro o la nuova attività lavorativa deve essere ragionevole e non deve ledere i tuoi diritti della personalità. È quindi sempre necessario valutare il singolo caso.

    Esempio: se il tuo capo ti assegna un luogo di lavoro lontano, incompatibile con le tue responsabilità familiari, potresti rifiutare il cambiamento. Cerca tuttavia in primo luogo di spiegare al tuo capo la tua situazione.

  • Per ridurre il numero delle persone presenti contemporaneamente in ufficio, il mio capo mi ha ridotto le ore di lavoro e adesso vuole anche pagarmi meno. Può farlo?

    No, non può farlo. Il tuo datore di lavoro è tenuto a proteggere la tua salute, ma non sei tu a dover pagare il conto. Mantieni il diritto al tuo intero salario. Segnala piuttosto al tuo datore di lavoro la possibilità di richiedere l’indennità per lavoro ridotto per compensare la riduzione delle ore di lavoro.

  • La nostra azienda ha introdotto il telelavoro (Home Office). Quali regole trovano applicazione?

    Laddove le condizioni aziendali lo consentano, in questo periodo di pandemia il telelavoro è fortemente raccomandato. La legge sul lavoro, che disciplina la tutela della salute, trova applicazione anche per il telelavoro. Il tuo capo deve organizzare il lavoro in modo adeguato e predisporre i necessari strumenti di lavoro. Le disposizioni relative alla durata del lavoro e del riposo restano invariate anche in caso di telelavoro. È essenziale continuare a mantenere confini chiari tra lavoro e tempo libero. Le lavoratrici e i lavoratori con obblighi di assistenza hanno diritto a una speciale attenzione alle loro esigenze per riuscire a conciliare famiglia e lavoro.

  • A causa del telelavoro (Home Office) il mio soggiorno è divenuto il mio ufficio. Ho diritto a un’indennità?

    Sì. Se devi utilizzare il tuo appartamento per svolgere la tua attività professionale su richiesta del datore di lavoro, quest’ultimo ti deve un’indennità. L’importo dovuto dipende dal canone d’affitto. Occorre inoltre tenere conto del fatto che puoi continuare ad utilizzare il tuo soggiorno a scopi privati. Se non riuscissi a trovare un’intesa con il tuo datore di lavoro, la decisione sull’entità del rimborso spetterebbe a un tribunale. Nel 2019, il Tribunale federale ha accordato un rimborso di 150 franchi al mese per l’uso di una stanza come ufficio e archivio (DTF 4A_533/2018).

  • Cosa deve intraprendere il datore di lavoro per proteggere le persone appartenenti a una categoria a rischio?

    La regolamentazione relativa alle categorie a rischio è stata abolita dopo il lockdown con l’ordinanza 3 Covid-19 del 22.06.2020. Benché l’ordinanza abbia abolito la protezione speciale per le persone appartenenti a una categoria a rischio, il datore di lavoro continua ad avere un obbligo di assistenza nei confronti dei suoi dipendenti.

    È tenuto a garantire che i dipendenti possano rispettare le raccomandazioni (in materia di igiene e distanziamento) dell’UFSP. Se la distanza raccomandata di 1,5 metri non può essere rispettata, devono essere adottati altri provvedimenti tecnici o organizzativi, che includono segnatamente la possibilità di effettuare il telelavoro, l’introduzione di team di lavoro separati o l’utilizzo di mascherine.

  • La mia azienda non rispetta le misure richieste dalle autorità. Che fare?

    Il tuo datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie a tutelare la salute dei suoi dipendenti. Se il datore di lavoro viola il suo obbligo di assistenza, tu e gli altri colleghi eventualmente interessati dal problema dovreste segnalare per iscritto questa irregolarità al datore di lavoro, concedendogli un breve lasso di tempo per regolarizzare la situazione. Avvertitelo che in caso contrario vi asterrete dal lavoro. Se la situazione non migliora entro il termine stabilito, i dipendenti possono rifiutarsi di fornire la prestazione lavorativa e in tal caso il datore di lavoro deve continuare a versare il salario. Il rifiuto di lavorare rappresenta tuttavia una misura relativamente pesante e pertanto prima di procedere a un simile passo ti raccomandiamo di contattare l’ispettorato del lavoro e chiedere consiglio al sindacato.

  • Sono impiegata e incinta. Cosa devo sapere in merito al mio posto di lavoro?

    Il tuo datore di lavoro è tenuto a fare in modo che sul posto di lavoro tu sia protetta in modo ottimale dal coronavirus (Ordinanza sulla protezione della maternità e art. 10 dell’Ordinanza Covid-19 situazione particolare). Se non è possibile osservare il distanziamento raccomandato, occorre prendere provvedimenti in virtù del principio STOP (STOP = sostituzione, misure tecniche, misure organizzative, misure di protezione individuale), quali il telelavoro, la separazione fisica, l’introduzione di team di lavoro separati o l’utilizzo di mascherine.

    Se il datore di lavoro non è in grado di attuare le necessarie misure di protezione, offrire un lavoro equivalente o la possibilità di effettuare il telelavoro, parlane con il tuo ginecologo o la tua ginecologa. Poiché la tua salute è in pericolo sul posto di lavoro, la tua ginecologa o il tuo ginecologo può emanare un divieto d’occupazione. Con tale divieto d’occupazione non devi più lavorare e hai diritto all’80% del salario (art. 35 LL).

Custodia dei figli – restare a casa, come e quando?

  • Come e dove posso richiedere l’indennità se devo accudire i miei figli?

    Il presupposto per la richiesta d’indennità è che la custodia di figli sotto i 12 anni non sia più garantita a causa delle misure imposte dalle autorità in relazione all’emergenza coronavirus. Ha diritto all’indennità chi esercita un’attività lucrativa dipendente o indipendente ed è assicurato presso l’AVS. Non sussiste alcun diritto durante le vacanze scolastiche, tranne nel caso in cui una persona particolarmente a rischio o la scuola abbia assunto o organizzato la custodia durante le vacanze.

    L’indennità deve essere fatta valere inoltrando il modulo «Richiesta d’indennità di perdita di guadagno Corona». L’indennità deve essere fatta valere dal genitore che accudisce i figli presso la cassa di compensazione AVS competente. Se entrambi i genitori si prendono cura dei figli, possono richiedere l’indennità entrambi. La cassa versa tuttavia una sola indennità. Si presume infatti che di norma sia necessaria una persona per accudire i figli e l’altro genitore possa lavorare.

    La cassa di compensazione versa l’indennità direttamente alla persona che vi ha diritto. Tuttavia, se il datore di lavoro continua a versare il salario, l’indennità viene versata a quest’ultimo. Il diritto all’indennità cessa appena trovi una soluzione per la custodia o vengono revocati i provvedimenti per combattere il coronavirus. Per i genitori che esercitano un’attività lucrativa indipendente, il diritto cessa dopo il versamento di 30 indennità giornaliere.

    Ulteriori informazioni: Indennità di perdita di guadagno in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus Domande e risposte del ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS)

    Modulo di richiesta

  • Cosa faccio se mio figlio è malato e devo restare a casa?

    Su presentazione di un certificato medico, hai diritto ad almeno 3 giorni di permesso. In virtù del tuo obbligo legale di occuparti di tuo figlio, puoi avere diritto anche a un permesso più lungo. Sei tuttavia tenuto a trovare rapidamente un'altra soluzione, ovvero ad organizzare una custodia esterna alla famiglia. Finché non viene organizzata la custodia esterna alla famiglia, il datore di lavoro è tenuto a continuare a pagarti il salario per almeno 3 giorni, se necessario per qualche giorno in più. Questo diritto è tuttavia subordinato al fatto che tu intraprenda il necessario per organizzare tempestivamente la custodia dei tuoi figli (art. 324a CO).

Chiusura di aziende, lavoro ridotto, pagamento del salario

  • La mia azienda ha chiuso per l'emergenza coronavirus. Ho diritto al salario?

    Sì. Se il datore di lavoro ha deciso di chiudere l’azienda di propria iniziativa, è tenuto a continuare a versarti il salario. Lo stesso vale anche nel caso in cui l’azienda debba chiudere per disposizione delle autorità, dato che il rischio d’impresa ed il rischio economico gravano sul datore di lavoro. Il datore di lavoro potrebbe tuttavia anche fare domanda d’indennità per lavoro ridotto.

  • Quali condizioni devono essere soddisfatte affinché il datore di lavoro possa fare domanda d’indennità per lavoro ridotto (ILR)?

    Il lavoro ridotto può essere richiesto in caso di perdite di lavoro dovute a motivi economici (motivi congiunturali e motivi strutturali). La perdita di lavoro dovuta a un calo della domanda a causa dell’emergenza coronavirus rientra nei motivi economici.

    Il lavoro ridotto può essere richiesto anche se la perdita di lavoro è ascrivibile a un provvedimento adottato da autorità (p.es. chiusure di aziende, città e frontiere).

  • A decorrere dal 1° settembre 2020, il Consiglio federale limita nuovamente il diritto all’indennità per lavoro ridotto. Chi è colpito da tale misura e quali altre modifiche vanno osservate?

    Le persone che lavorano a tempo determinato, le persone con un contratto interinale e le persone che lavorano su chiamata non ottengono più l’indennità per lavoro ridotto.

    Prima di poter beneficiare dell’indennità per lavoro ridotto è necessario compensare le ore di lavoro straordinario. Contrariamente a prima, ora si applica un giorno di attesa. L’indennità per lavoro ridotto può essere richiesta nuovamente solo per tre mesi invece che per sei mesi.

    Il periodo massimo di riscossione dell’indennità per lavoro ridotto viene prolungato da 12 a 18 mesi.

  • Durante l’emergenza del coronavirus, per quanto tempo sussiste il diritto all’indennità per lavoro ridotto?

    A decorrere dal 1° settembre 2020, il Consiglio federale ha prolungato il periodo massimo di riscossione dell’indennità per lavoro ridotto da 12 a 18 mesi. Il datore di lavoro può richiedere l’indennità per lavoro ridotto per 6 mesi. A conclusione di questo periodo deve inoltrare una nuova domanda.

  • Quali sono i limiti di età per il diritto all’indennità per lavoro ridotto?

    Il diritto sorge al termine della scuola dell’obbligo e si protrae fino al raggiungimento dell'età ordinaria di pensionamento AVS; il diritto si estingue quando non sono più dovuti i contributi all'assicurazione disoccupazione, ovvero il mese successivo al compimento di rispettivamente 64 e 65 anni. Gli apprendisti non hanno diritto all’indennità per lavoro ridotto.

  • Il mio capo ha bisogno del mio consenso per il lavoro ridotto? Posso oppormi?

    Con l’introduzione del lavoro ridotto ricevi soltanto l’80% del tuo salario. Il tuo consenso è quindi indispensabile affinché il tuo datore di lavoro possa richiedere il lavoro ridotto per te (art. 31a/d, art. 33 cpv. 1, art. 34 cpv. 1 LADI).

    Hai quindi il diritto di rifiutare il lavoro ridotto ed esigere l’intero salario. In questo modo corri tuttavia il rischio di essere licenziato per motivi economici. Per numerosi lavoratori la decurtazione salariale del 20% dovuta all’introduzione del lavoro ridotto è dolorosa. Unia si batte pertanto per ottenere la piena compensazione salariale.

  • Sono in congedo per malattia e la mia azienda ha introdotto il lavoro ridotto. Ho diritto al 100% del mio salario (malattia) o solo all’80% (lavoro ridotto)?

    Finché sei malato non ricevi unicamente l’indennità per lavoro ridotto. Come di consueto in caso di malattia, hai diritto al versamento del salario (art. 324a CO) o, se il tuo datore di lavoro ha stipulato un’assicurazione malattia, all’indennità giornaliera in caso di malattia. Trovi la regolamentazione che vale per te nel tuo contratto di lavoro o eventualmente nel contratto collettivo di lavoro.

    Ai sensi del Codice delle obbligazioni, nel primo anno di servizio il diritto al salario ha una durata di tre settimane e successivamente viene definito in base alla scala applicabile (puoi chiedere informazioni sulla scala applicabile al tribunale del lavoro). In caso di incapacità lavorativa totale, è dovuto il 100% del salario. Dal canto loro, le assicurazioni d’indennità giornaliera in caso di malattia prevedono di regola il versamento dell’80% del salario in caso di incapacità lavorativa totale, in compenso per un periodo fino a 720 giorni e non solo per alcune settimane come prevede il Codice delle obbligazioni.

    Avvertenza: ai sensi del Codice delle obbligazioni, non sussiste un diritto al versamento del salario nei primi tre mesi del primo anno di servizio nei rapporti di lavoro di durata indeterminata nonché nei rapporti di lavoro a tempo determinato di durata inferiore a tre mesi.

  • Dove trovo ulteriori informazioni sul lavoro ridotto?

    Trovi ulteriori informazioni sulle perdite di lavoro dovute al coronavirus nelle pagine web della Cassa disoccupazione Unia e della Segreteria di Stato dell'economia (SECO).

Arretrati salariali, esecuzione, insolvenza, fallimento

  • Il mio datore di lavoro non mi ha pagato lo stipendio dello scorso mese, cosa posso fare?

    Esigi dal tuo datore di lavoro tramite lettera raccomandata di versarti il salario entro un breve lasso di tempo (da 3 a 5 giorni). Se anche dopo questo lasso di tempo il salario non viene versato, puoi concedergli un ulteriore breve termine di pagamento e al contempo avvertirlo che, in caso di mancato pagamento, ti asterrai dal lavoro, mentre egli sarà tenuto a versarti il salario. Se continua a non versarti il salario dovuto, puoi avvertirlo che procederai alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro. Prima di astenerti dal lavoro o di procedere alla risoluzione immediata del rapporto di lavoro, ti raccomandiamo caldamente di contattare il tuo sindacato per una consulenza.

  • Il mio ex datore di lavoro mi deve ancora due mensilità salariali e gli straordinari. Devo adire il tribunale o avviare una procedura esecutiva presso l’ufficio di esecuzione?

    Se l’importo dovuto dal tuo datore di lavoro è documentato, è sufficiente un’esecuzione. Se si deve ancora determinare l’entità esatta dell’importo dovuto, occorre intentare un’azione legale presso il tribunale. Se il tuo ex datore di lavoro continua a non pagare malgrado la sentenza, puoi presentare una domanda d’esecuzione sulla base di tale sentenza. Prima dell’azione legale presso il tribunale va tuttavia inoltrata una domanda di conciliazione. Informati presso il tribunale del luogo di domicilio o della sede del datore di lavoro o del tuo luogo di lavoro sulla procedura da adottare e sull’autorità di conciliazione competente.

  • Cosa devo fare se voglio avviare una procedura d’esecuzione nei confronti del mio datore di lavoro?

    Innanzitutto devi presentare una domanda d’esecuzione presso l’ufficio d’esecuzione competente. L’ufficio competente si trova presso il domicilio o la sede dell’azienda del debitore, ovvero del datore di lavoro. La domanda di esecuzione può però anche essere compilata online.

    Ulteriori informazioni sulla procedura d’esecuzione

  • Il nostro capo ci licenzia, sostenendo che va in fallimento, ma mi deve ancora il mio salario. Che fare?

    Esigi il tuo salario dal datore di lavoro tramite lettera raccomandata e annunciati immediatamente all’URC per riscuotere l’indennità di disoccupazione. Non appena è stato dichiarato il fallimento, fai valere i crediti salariali presso l’ufficio esecuzione e fallimenti. Quest’ultimo pubblica il fallimento nel Foglio ufficiale, successivamente hai 30 giorni di tempo per insinuare il tuo credito; per la notifica si raccomanda di utilizzare il modulo dell’ufficio esecuzione e fallimenti. Un’insinuazione tardiva è possibile ma può comportare dei costi. Inoltre, entro 60 giorni dalla dichiarazione di fallimento, devi presentare una domanda d’indennità per insolvenza presso la cassa disoccupazione pubblica del Cantone in cui si trova la sede del datore di lavoro.

    Avvertenza: se però il tuo datore di lavoro non dichiara il fallimento, al più tardi alla conclusione del rapporto di lavoro devi avviare immediatamente la procedura d’esecuzione. Devi proseguire rapidamente la procedura d’esecuzione, fino alla domanda di fallimento compresa. Non sei tenuto a pagare l’anticipo delle spese per la procedura fallimentare. Ora puoi presentare una domanda d’indennità per insolvenza presso la cassa disoccupazione pubblica del Cantone in cui si trova la sede del datore di lavoro. Si raccomanda anche di contattare il sindacato per una consulenza.

  • Cos’è l’indennità per insolvenza? Come faccio valere il mio diritto?

    L’indennità per insolvenza (II) è una compensazione del salario per dipendenti al servizio di un datore di lavoro divenuto insolvente. L’indennità per insolvenza copre al massimo i crediti salariali degli ultimi quattro mesi del rapporto di lavoro. In linea di massima copre il 100% del salario, tuttavia solo fino a un importo massimo di CHF 12’350 al mese. L’II copre anche i supplementi salariali (ad es. supplementi per lavoro a turni o lavori di cantiere, ma non gli assegni familiari). Fondamentalmente, l’II viene versata solo per i periodi in cui il lavoro è stato svolto. Se il tuo datore di lavoro ti ha dispensato dal lavoro, devi fare immediatamente domanda di indennità di disoccupazione.

    L’indennità per insolvenza trova applicazione a condizione che si sia verificata una delle seguenti circostanze di insolvenza:

    • il datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento
    • il fallimento non viene dichiarato dal giudice del fallimento unicamente perché in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore (quale ad esempio un lavoratore) è disposto ad anticipare le spese per la procedura fallimentare. Per il termine di 60 giorni entro il quale occorre far valere l’indennità per insolvenza è determinante la data in cui il termine per il pagamento dell’anticipo è trascorso infruttuoso (DTF 134 V 88).
    • il lavoratore ha presentato una domanda di pignoramento per crediti salariali
    • è stata concessa la moratoria concordataria provvisoria o definitiva
    • è stata concessa la dilazione giudiziaria del fallimento
  • Come devo procedere per far valere il diritto all’indennità per insolvenza?

    Per ottenere l’II, devi dapprima far valere i tuoi crediti salariali presso il tuo datore di lavoro tramite lettera raccomandata. In seguito devi avviare una procedura di esecuzione nei confronti del tuo datore di lavoro, almeno fino alla domanda di fallimento. Se il datore di lavoro è già stato dichiarato in fallimento, puoi insinuare i tuoi crediti salariali presso l’ufficio esecuzione e fallimenti. La domanda d’indennità per insolvenza deve essere presentata alla cassa pubblica di disoccupazione del Cantone in cui si trova la sede del tuo datore di lavoro entro 60 giorni da uno degli eventi summenzionati che hanno cagionato l’insolvenza. Si prega di osservare l’obbligo di riduzione del danno: Durante il rapporto di lavoro il lavoratore deve sollecitare per iscritto il datore di lavoro a pagare immediatamente il salario. Dopo la fine del rapporto di lavoro, occorre avviare immediatamente la procedura di esecuzione ed eventualmente adire le vie legali. Inoltre, è necessario presentare personalmente e tempestivamente una domanda di indennità di disoccupazione all’URC.

    Ulteriori informazioni

     

Disoccupazione - obblighi nei confronti della CD e dell’URC

  • Il mio datore di lavoro ha fatto richiesta di lavoro ridotto, ma mi ha licenziato comunque. Può farlo? Durante il termine di preavviso ricevo soltanto l’80% del salario?

    Sì, può farlo. Purtroppo non è vietato licenziare anche se è stata fatta richiesta di lavoro ridotto. Tuttavia, il tuo datore di lavoro non può più richiedere l’indennità per lavoro ridotto per te e durante i termini di preavviso ti deve l’intero salario.

  • Appartengo a una categoria a rischio e il mio capo vuole licenziarmi. Trova applicazione il periodo protetto?

    In caso di malattia o infortunio, per un determinato lasso di tempo, il cosiddetto periodo protetto, il datore di lavoro non può procedere al licenziamento. Se il licenziamento è già stato pronunciato prima della malattia o dell’infortunio, il termine di preavviso viene prorogato (art. 336c CO).

    La questione se il datore di lavoro debba rispettare tali periodi protetti anche per persone appartenenti a una categoria a rischio è controversa. Il sindacato Unia ritiene che durante l’emergenza da coronavirus i periodi protetti si applichino anche alle lavoratrici e ai lavoratori particolarmente a rischio. Come nel caso di un’incapacità lavorativa in seguito a malattia o a infortunio non imputabili a colpa del lavoratore, anche le lavoratrici e i lavoratori particolarmente a rischio devono beneficiare della protezione temporanea contro il licenziamento (art. 336c cpv. 1 lett. b CO).

  • Ho trovato un nuovo impiego, ma adesso il mio capo vuole licenziarmi prima dell'entrata in servizio.

    Appena il contratto di lavoro viene accettato da ambo le parti - per iscritto o anche verbalmente - è valido e deve essere rispettato. Se il tuo nuovo capo vuole licenziarti ancor prima che inizi a lavorare, può farlo. Deve tuttavia rispettare i termini di preavviso e in questo periodo ti deve l’intero salario. Se non si applica un CCL o se non sono stati concordati altri termini di preavviso, si applicano i termini di preavviso previsti dal Codice delle obbligazioni.

Lavoro interinale e a tempo determinato, lavoro su chiamata

  • Ho un contratto di lavoro a tempo determinato con retribuzione oraria. In assenza di incarichi ho comunque diritto al salario?

    In linea di massima sì. Il datore di lavoro è tenuto a versarti il salario anche se non richiede le tue prestazioni lavorative. Non importa se si tratta di un rapporto di lavoro fisso o un contratto a tempo determinato con retribuzione oraria. L'unica condizione è che tu abbia orari di lavoro definiti contrattualmente e non lavori su chiamata a ore a discrezione del datore di lavoro. Il contratto può peraltro essere stato concluso anche verbalmente o addirittura tacitamente tramite un comportamento concludente. (cfr. lavoro su chiamata, vedi sotto)

    Se i tuoi orari di lavoro sono disciplinati in questo modo, il salario ti è dovuto anche in caso di chiusura dell'azienda. A decorrere dal 1° settembre 2020 non hai più diritto all’indennità per lavoro ridotto.

  • Ho un rapporto di lavoro interinale e la mia impresa acquisitrice chiude. Ho diritto al salario?

    Sì, ma il salario non ti è dovuto dall’impresa acquisitrice, bensì dall’agenzia di collocamento con cui hai concluso il contratto di lavoro. Spetta eventualmente a quest’ultima e non all’impresa pronunciare il licenziamento. In tal caso, negli impieghi a tempo indeterminato valgono termini di preavviso da 2 giorni (nei primi 3 mesi) a 1 mese (dal 7° mese). Negli impieghi a tempo determinato il contratto d’impiego vale fino alla data finale dell’impiego e il salario è dovuto per tutto il periodo.

  • Lavoro su chiamata in modo irregolare e con brevi preavvisi. Cosa mi spetta?

    Se hai lavorato in modo molto irregolare e sia tu che il tuo capo eravate completamente liberi di scegliere se svolgere o meno un incarico di lavoro, se la prestazione lavorativa non viene più richiesta non hai diritto al salario.

    Al contrario, se per un periodo di tempo prolungato hai avuto una percentuale di lavoro relativamente costante e adesso non ti vengono più assegnati incarichi lavorativi, hai diritto al salario. Era infatti lecito aspettarsi di continuare a lavorare con la stessa percentuale. Se il datore di lavoro vuole porre fine a questo diritto, deve licenziarti. In tal caso deve continuare a versarti il salario anche durante i termini di preavviso.

    Se il tuo datore di lavoro può decidere unilateralmente quando devi lavorare e interrompe bruscamente l’assegnazione del lavoro, hai diritto al salario medio. Durante i termini di preavviso continui ad aver diritto al salario medio finora percepito. È considerato salario medio il salario degli ultimi 12 mesi o eventualmente di un periodo più breve, se il rapporto di lavoro ha avuto una durata inferiore.

  • Se lavoro su chiamata, ho diritto all’indennità per lavoro ridotto?

    A decorrere dal 1° settembre 2020 non trova più applicazione la concessione temporanea dell’indennità per lavoro ridotto a tutte le persone che lavorano su chiamata, introdotta a seguito dell’emergenza coronavirus.

  • Se lavoro su chiamata, ho diritto all’indennità di disoccupazione?

    Sì, se il datore di lavoro rescinde il rapporto di lavoro.

    Anche se il tuo rapporto di lavoro non è stato rescisso, a determinate condizioni puoi avere diritto all’indennità di disoccupazione se il tuo datore non richiede più le tue prestazioni lavorative. Il presupposto è che il rapporto di lavoro abbia avuto una durata minima di 6 mesi e che tu sia stato chiamato a lavorare regolarmente. A seconda della durata del rapporto di lavoro, i discostamenti mensili non devono superare il 10% o il 20%. In ogni caso iscriviti all’URC.

Lavoro straordinario e vacanze: quali sono le regole durante l'emergenza coronavirus?

  • Il mio datore di lavoro esige che adesso compensiamo le ore di lavoro straordinario. Può farlo?

    In linea di massima non sei obbligato a compensare il lavoro straordinario prestato con tempo libero. In ogni caso questa compensazione presuppone il tuo consenso, ad eccezione del caso in cui il contratto di lavoro o il CCL attribuisca al datore di lavoro il diritto di disporre unilateralmente la compensazione delle ore di lavoro straordinario.

  • Devo informare il mio datore di lavoro se mi sono recato in un’area a rischio o ho avuto contatti con persone positive?

    Sì. Sei tenuto a informare il datore di lavoro, affinché possa adottare le necessarie misure di protezione (art. 321a CO, obbligo di fedeltà).

  • Tanti colleghi sono malati e adesso il datore di lavoro esige che il resto del personale faccia straordinari. Può farlo?

    Se le circostanze aziendali lo richiedono, sei tenuto a fare ore di lavoro straordinario nella misura in cui tu sia in grado di prestarle e lo si possa ragionevolmente pretendere da te. Responsabilità familiari urgenti possono ad esempio rendere irragionevole esigere la prestazione di ore di lavoro straordinario. Il datore di lavoro deve tuttavia attenersi alle disposizioni della legge sul lavoro anche nell'emergenza coronavirus (orari di lavoro massimi, tempi di riposo).

  • Il mio datore di lavoro vuole introdurre vacanze obbligatorie. Può farlo?

    In linea di massima spetta al datore di lavoro stabilire la data delle vacanze. Nel limite del possibile, deve tuttavia considerare i desideri del lavoratore. Di norma la fruizione delle vacanze viene definita di comune accordo, ma in caso di disaccordo, il datore di lavoro ha il diritto di fissare unilateralmente la fruizione delle vacanze, seppur con determinate restrizioni. Normalmente le vacanze ordinate unilateralmente dovrebbero essere comunicate con 3 mesi di anticipo (art. 329c cpv. 2 CO).

    È opinione diffusa che nell’emergenza coronavirus questo termine possa essere ridotto. Unia sostiene invece che non sussistano ragioni per derogare alla regola abituale. In questo periodo di pandemia deve inoltre essere garantito lo scopo del riposo proprio delle vacanze. Se qualcuno è stato posto in quarantena da un'autorità, non è quindi possibile ordinare la fruizione delle vacanze.

  • Avevo programmato delle vacanze, ma devo annullare il viaggio previsto a causa dell’emergenza coronavirus. Voglio rimandare le vacanze, ma il mio capo non è d’accordo. Può farlo?

    Sì, perché lo scopo del riposo, proprio delle vacanze, resta comunque possibile. Pertanto non hai purtroppo diritto al rinvio delle vacanze. Diversa sarebbe la situazione in caso di quarantena, auto-isolamento necessario o malattia: in questo caso le vacanze non potrebbero essere computate.

  • Durante il lavoro ridotto posso fruire delle mie vacanze?

    Sì e nei giorni di vacanza hai anche diritto all’intero salario, analogamente al caso in cui non fosse stato introdotto il lavoro ridotto.

  • Ho una retribuzione oraria ed è stato introdotto il lavoro ridotto. Se prendo vacanze, mi viene pagato lo stipendio?

    Se con il salario orario normale ricevi anche un’indennità di vacanza supplementare, normalmente durante le vacanze non ti viene versato il salario. La stessa regola vale anche durante il lavoro ridotto: nel periodo delle vacanze non ricevi l’indennità per lavoro ridotto. Il salario per le vacanze ti è infatti già stato versato sotto forma di supplemento al salario orario. Per 4 settimane di vacanze il supplemento corrisponde all’8,33%.

  • Se durante le vacanze sono bloccato in un'area a rischio, ho diritto al mio salario?

    Dipende. Se il luogo in cui ti trovi è stato messo in quarantena dalle autorità, hai diritto al salario. Al contrario, se non è stata disposta una quarantena dalle autorità, se non rientri in tempo dalle vacanze, devi assumerti il rischio. La stessa considerazione vale anche nel caso in cui la tua compagnia aerea abbia deciso di non effettuare più voli verso la Svizzera fino a nuovo avviso.

Tragitto da e per il lavoro e trasporti pubblici, viaggi d’affari, frontalieri

  • Il mio capo può chiedermi di effettuare viaggi d'affari in aree a rischio? Posso rifiutarmi?

    Se il tuo contratto di lavoro prevede che tu debba effettuare viaggi d’affari e il tuo datore di lavoro ti chiede di farlo, in linea di massima devi attenerti alle sue direttive, a condizione che le autorità non abbiano emanato un avviso di viaggio per l'area interessata o l’UFSP non l’abbia annoverata tra le aree a rischio. Se il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha emesso un avviso di viaggio o se l’UFSP ha annoverato il Paese tra le aree a rischio, puoi rifiutarti di effettuare il viaggio d'affari. La stessa considerazione vale anche se hai problemi di salute che potrebbero peggiorare nell'area a rischio. Il datore di lavoro è infatti tenuto a tutelare la salute dei suoi dipendenti (art. 328 CO).

    Qui trovi l’elenco degli Stati e delle regioni con elevato rischio di contagio.

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